La Roma riparte con una prestazione spettacolare e travolge la Fiorentina con un netto 4-0, mostrando fin dai primi minuti un’intensità impressionante. Al centro della serata ci sono soprattutto Paulo Dybala e Donyell Malen, protagonisti assoluti della sfida. L’argentino appare in una condizione fisica eccellente e torna a essere decisivo con giocate di grande qualità. Proprio da una sua iniziativa nasce il primo gol, con Dybala capace di inserirsi tra quattro avversari e servire Malen. L’olandese è invece l’uomo copertina della serata. Dopo un Mondiale in cui aveva trovato poco spazio, Malen risponde con una straordinaria tripletta.
La Roma di Gasperini convince anche per le novità tattiche. Dal primo minuto viene lanciato il giovane Rodrigo Mora, mentre Koné domina a centrocampo. Curiosa anche la scelta di utilizzare Ndicka come centravanti sui rinvii dal fondo. Una squadra già brillante, sostenuta da un altro sold out dell’Olimpico, mentre Gasperini attende ancora un esterno offensivo dal mercato.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso (68′ Koulierakis); Lulli, Cristante, Koné (79′ Pisilli), Wesley; Dybala (79′ El Aynaoui), Mora (53′ Soulé); Malen (68′ Castro). All. Gasperini.
Santiago Castro è un centravanti moderno, capace di unire qualità tecniche, velocità e spirito combattivo. Non è una punta statica da area di rigore: ama partecipare alla manovra, dialogare con i compagni e attaccare gli spazi.
La sua principale qualità è la completezza. Castro sa giocare spalle alla porta, proteggere il pallone e creare occasioni per sé e per gli altri, ma allo stesso tempo possiede un grande fiuto del gol quando arriva il momento di finalizzare.
A soli 22 anni ha ancora ampi margini di crescita e rappresenta un profilo interessante perché conosce già molto bene la Serie A, avendo maturato esperienza importante con la maglia del Bologna.
Numeri al Bologna
Arrivato giovanissimo in Italia, Castro ha vestito la maglia rossoblù per due stagioni e mezzo, entrando progressivamente nei meccanismi della squadra.
Il suo primo gol in Serie A è arrivato nel maggio 2024 contro la Juventus, nella spettacolare sfida terminata 3-3.
Negli ultimi due anni ha raggiunto per due volte la doppia cifra realizzativa, totalizzando:
22 gol complessivi
15 reti in campionato
7 gol nelle coppe
13 assist
Numeri che raccontano un attaccante non solo finalizzatore, ma anche capace di creare gioco e mandare in porta i compagni.
Caratteristiche tecniche
Punti di forza
✅ Velocità e profondità Castro ama attaccare la linea difensiva e sfruttare gli spazi alle spalle dei centrali.
✅ Tecnica individuale Ha buona conduzione palla, capacità nel dribbling e qualità nel fraseggio.
✅ Movimento senza palla È bravo a smarcarsi e creare soluzioni offensive.
✅ Personalità e grinta La classica “garra” argentina è una delle sue caratteristiche principali: non si tira mai indietro nei duelli.
✅ Versatilità offensiva Può giocare come punta centrale ma anche adattarsi in un attacco a due.
Storia e formazione
Il calcio è sempre stato nel destino di Santiago Castro. Suo padre Dario è stato un centrocampista del Comunicaciones, mentre sua madre lavora in ospedale.
Da bambino ha iniziato giocando a futsal, sviluppando tecnica e rapidità negli spazi stretti. Successivamente è passato al calcio a 11, iniziando addirittura come terzino destro.
La svolta è arrivata quando l’allenatore Daniel Cielinski gli ha proposto di cambiare ruolo e diventare una prima punta. Una scelta che ha cambiato la sua carriera.
Fuori dal campo
Castro ha un forte legame con la famiglia e lo dimostrano anche i suoi tatuaggi. Ne possiede 24, tra cui uno dedicato al fratello Ramiro: una R sul polso, che bacia dopo ogni gol come gesto di dedica.
Ha tatuato anche il riferimento al Dall’Ara, lo stadio del Bologna che ha segnato una parte importante della sua crescita.
Nel giugno 2026 ha sposato Augustina Gonzalez con una cerimonia civile a Bologna e una festa successiva in Argentina.
È molto legato anche a Matías Soulé: i due si conoscono da anni, si sono allenati insieme al Comunicaciones e condividono lo stesso preparatore personale.
Per cinque stagioni la Roma ha inseguito il sogno europeo, costruendo il proprio percorso internazionale con continuità e risultati che mancavano da tempo. Semifinale di Europa League, vittoria della Conference League, finale di Europa League, un’altra semifinale continentale. Un cammino che ha ridato prestigio internazionale al club e restituito entusiasmo a una piazza che da troppo tempo attendeva notti europee da protagonista.
Eppure, dietro la crescita europea, i numeri raccontano una verità scomoda: ogni volta che la Roma ha “scelto” di puntare forte sulle coppe, ha finito per pagare dazio in campionato, mancando sistematicamente l’obiettivo più importante, quello della qualificazione alla Champions League.
La sequenza è evidente.
Nella stagione 2020-21, con la cavalcata fino alla semifinale di Europa League, la Roma chiude settima, addirittura a 16 punti dal quarto posto. Nel 2021-22 arriva il trionfo in Conference League, il primo trofeo europeo della storia romanista. Ma in Serie A la squadra si ferma al sesto posto, a 7 punti dalla zona Champions. Il copione si ripete nel 2022-23: finale di Europa League, altra straordinaria avventura internazionale, ma ancora sesto posto e altri 7 punti di distanza dal quarto. Poi il 2023-24: semifinale di Europa League e, ancora una volta, sesto posto. Il gap si ridusse a 5 punti, ma la sostanza non cambiò.
Quattro stagioni consecutive con la Roma competitiva in Europa e mai realmente dentro la corsa Champions fino in fondo. Il doppio impegno, le energie fisiche e mentali drenate dalle coppe, la necessità di ruotare poco nei momenti decisivi: tutto ha contribuito a creare un cortocircuito tecnico e strategico.
La svolta arriva proprio quando il percorso europeo si accorcia.
Nel 2024-25 la Roma si ferma agli ottavi di Europa League. Una delusione apparente, ma in campionato arriva un quinto posto a un solo punto dal quarto. Per la prima volta il club resta davvero agganciato alla zona Champions fino all’ultima curva.
E poi il dato definitivo: 2025-26. Ancora eliminazione agli ottavi europei. Ancora meno dispersione di energie sul fronte continentale. Risultato? Terzo posto in campionato e ritorno tra le prime quattro.
La coincidenza è troppo netta per essere ignorata.
Le uniche due stagioni in cui la Roma non è andata oltre gli ottavi di finale nelle coppe sono state anche le uniche due in cui ha davvero lottato per la Champions: nel primo caso mancata per un solo punto, nel secondo centrata con largo anticipo grazie al terzo posto.
Il messaggio che arriva dai numeri è chiaro: negli ultimi anni la Roma ha dovuto scegliere, più o meno consapevolmente, tra essere protagonista in Europa o costruire una stagione da vertice in campionato.
Le cavalcate continentali hanno regalato emozioni, prestigio e persino un trofeo storico. Ma hanno avuto un costo altissimo in termini di continuità domestica.
Quest’anno, rinunciando presto al sogno europeo, la Roma ha finalmente ritrovato la lucidità e la continuità necessarie per conquistare la Champions. La domanda per il futuro è inevitabile: per competere davvero su entrambi i fronti servirà una rosa più profonda e strutturata.
Perché i numeri degli ultimi sei anni raccontano una verità precisa: fin qui, per la Roma, Europa lunga e Champions sono state quasi sempre due obiettivi incompatibili.
Sette anni di attesa, sofferenze, delusioni, promesse mancate e notti amare. Sette anni di purgatorio cancellati in novanta minuti di battaglia al Bentegodi. Alla sua prima stagione sulla panchina giallorossa, Gian Piero Gasperini compie l’impresa: espugna Verona, riporta la Roma nell’Europa che conta e interrompe una maledizione che sembrava infinita. Proprio nell’anno del centenario, la squadra giallorossa torna dove merita: tra le grandi d’Europa.
È stata una cavalcata durissima, fatta di inciampi, critiche, momenti di sconforto e risalite rabbiose. Ma nel momento decisivo la Roma ha tirato fuori il carattere dei grandi: sei vittorie nelle ultime sette, quindici punti pesantissimi nelle ultime cinque, una rincorsa furiosa culminata nella notte più bella.
La notte di Paulo Dybala, genio assoluto e trascinatore. La notte di Mile Svilar, muro invalicabile quando serviva. La notte di Stephan El Shaarawy, firma finale su una festa attesa troppo a lungo. Ma soprattutto la notte di Gasperini, l’uomo che ci ha creduto fino all’ultimo secondo, senza mai abbassare lo sguardo.
Al Bentegodi si respirava tensione pura. Una serata da vivere con il fiato sospeso e l’orecchio incollato agli altri campi. La Roma parte forte ma sbatte contro il muro organizzato del Verona. I giallorossi faticano a trovare ritmo, concedono qualcosa in ripartenza e tremano quando Bowie si presenta davanti a Svilar, ma il portierone serbo risponde presente e tiene in piedi tutto.
Dybala prova a scuotere i suoi con lampi di classe, punizioni velenose e giocate da fuoriclasse. Il Verona resiste, Montipò salva tutto e il primo tempo si chiude con più paure che certezze. Ma questa Roma ha imparato a soffrire.
Nella ripresa Gasperini cambia volto alla squadra e al 50’ arriva l’episodio che cambia tutto. Dybala scappa via, Valentini lo stende: secondo giallo e Verona in dieci. Da lì parte l’assalto. Sul corner successivo il tocco di mano di Bowie viene punito con il rigore. Malen sbaglia, ma il destino stavolta è giallorosso: sulla respinta c’è ancora Dybala, che serve l’assist perfetto per il vantaggio.
Da lì è battaglia vera. Occasioni sprecate, cuore in gola, il Verona che ci prova fino all’ultimo respiro. Poi, al 93’, l’esplosione. Ancora Dybala illumina, ancora una giocata da campione, e El Shaarawy con un pallonetto morbido firma il 2-0 che fa saltare tutto il popolo romanista. È il gol che fa partire la festa. Il gol che vale la Champions. Il gol che cancella anni di attesa.
Non serve nemmeno guardare gli altri risultati: la Roma è padrona del proprio destino. Mentre cadono clamorosamente Juventus e Milan, i giallorossi si riprendono il palcoscenico che gli spetta. Da quella notte di Oporto del marzo 2019 è passata un’eternità. Adesso il conto è chiuso. La Roma torna grande, torna in Champions, torna a far battere forte il cuore di un popolo intero. La Roma è tornata. E stavolta fa sul serio.
La Roma torna a vivere un finale di stagione da grande protagonista. Era infatti dal campionato 2017-2018 che i giallorossi non si presentavano all’ultima giornata di Serie A con almeno 70 punti. In quella stagione, sotto la guida di Eusebio Di Francesco, la squadra chiuse il torneo al terzo posto con 77 punti, conquistando la qualificazione alla Champions League. Prima della 38ª giornata di quel campionato, la Roma aveva raccolto 74 punti. Quella fu anche l’ultima volta in cui il club capitolino riuscì a centrare l’accesso alla massima competizione continentale.
Ora, a distanza di otto stagioni, i giallorossi si ritrovano nuovamente in piena corsa Champions. La squadra allenata da Gian Piero Gasperini arriva infatti all’ultimo turno di campionato al quarto posto con 70 punti, padrona del proprio destino nella sfida decisiva contro il Verona.
Per blindare la qualificazione alla prossima Champions League, alla Roma basterebbe una vittoria. Tuttavia, i giallorossi potrebbero conservare il quarto posto anche con un pareggio o persino con una sconfitta, ma soltanto nel caso in cui sia la Juventus che il Como non riescano a vincere le rispettive partite dell’ultima giornata.
I punti della Roma alla penultima
2017-2018 (Di Francesco): terzo posto, 73 punti 2018-2019 (Di Francesco-Ranieri): sesto posto, 63 punti 2019-2020 (Fonseca): quinto posto, 67 punti 2020-2021 (Fonseca): settimo posto, 61 punti 2021-2022 (Mourinho): sesto posto, 60 punti 2022-2023 (Mourinho): sesto posto, 60 punti 2023-2024 (Mourinho-De Rossi): sesto posto, 63 punti 2024-2025 (De Rossi-Juric-Ranieri): quinto posto, 66 punti 2025-2026 (Gasperini): quarto posto, 70 punti
La Roma conquista il derby e mette un piede concreto in Champions League. Non è stata una partita spettacolare sul piano tecnico, soprattutto nel primo tempo, giocato con ritmi spezzati e tanta tensione. Tuttavia, nella ripresa i giallorossi hanno mostrato maggiore solidità e determinazione, costruendo una vittoria meritata che permette alla squadra di presentarsi all’ultima giornata contro il Verona con il destino completamente nelle proprie mani. Dopo il sorpasso sulla Juventus, l’entusiasmo nell’ambiente romanista è altissimo e la sensazione è quella di una squadra che ha ritrovato fiducia e consapevolezza nei propri mezzi.
Grande protagonista è Gian Piero Gasperini, che vede premiato il lavoro svolto durante tutta la stagione. Se qualcuno gli avesse prospettato mesi fa una Roma così vicina alla qualificazione europea più importante, probabilmente avrebbe accolto la notizia con soddisfazione ma anche con sorpresa. Oggi, invece, il tecnico si gode l’abbraccio della curva e il pieno controllo del progetto tecnico insieme alla proprietà Friedkin. La squadra arriva da quattro successi consecutivi e sembra attraversare uno dei momenti più positivi dell’anno.
Il derby contro la Lazio è stato combattuto e nervoso, caratterizzato da molti falli e da continui scontri in campo, culminati con l’espulsione di Rovella e Wesley. A decidere il match sono stati i calci d’angolo e soprattutto Gianluca Mancini, autore di una splendida doppietta di testa. La Lazio ha avuto alcune occasioni nella prima parte della gara, ma non è riuscita a concretizzarle, mostrando poca lucidità negli ultimi metri. La Roma, invece, ha saputo essere più concreta e incisiva, creando molte più opportunità dentro l’area avversaria.
Anche senza una prestazione straordinaria di Malen, i giallorossi hanno trovato qualità nelle giocate di Dybala, che ha alternato pause a colpi di grande classe. Ora resta soltanto l’ultimo passo: la trasferta di Verona, dove la Roma si giocherà l’accesso alla grande Europa con entusiasmo, concretezza e la convinzione di poter completare una rincorsa che fino a poche settimane fa sembrava quasi impossibile.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini (83` Ziolkowski), Ndicka (37` Rensch), Hermoso; Celik, Cristante, El Aynaoui, Wesley; Dybala (88` Dovbyk), Pisilli (46` El Shaarawy); Malen (83` Soulè). All.: Gasperini.
L’impatto di Donyell Malen con la Roma è stato semplicemente straordinario. Dal suo arrivo nella Capitale durante il mercato invernale, l’attaccante olandese ha già realizzato 13 gol, numeri che lo rendono uno dei bomber più prolifici d’Europa nella seconda parte di stagione. Nessuno, infatti, ha fatto meglio di lui nei principali campionati europei, ad eccezione di Harry Kane, che nello stesso periodo ha segnato lo stesso numero di reti.
Malen non solo ha cambiato il volto offensivo della Roma, ma ha anche stabilito il miglior rendimento mai registrato in Serie A da un calciatore arrivato a gennaio. Un dato che conferma quanto il centravanti giallorosso sia stato decisivo per la squadra, grazie alla sua capacità di muoversi dentro l’area di rigore e di trovare con continuità la via del gol.
Dietro di lui e Kane, nella classifica dei marcatori del 2026, ci sono Budimir dell’Osasuna e Muriqi del Maiorca, entrambi fermi a quota 11 reti. Per Malen, però, la stagione potrebbe regalare altri traguardi prestigiosi. Raggiungere Lautaro Martinez nella classifica cannonieri appare complicato, ma l’olandese punta ora a superare un altro record storico.
L’obiettivo è arrivare almeno a 15 gol in campionato, quota raggiunta da Ruud Gullit con la Sampdoria nella stagione 1993/94. Tra i grandi attaccanti olandesi passati dal calcio italiano, soltanto Gullit e Marco Van Basten hanno fatto meglio. Proprio il “Cigno di Utrecht”, con il Milan, riuscì a spingersi fino a 25 reti stagionali, restando ancora oggi il punto di riferimento per gli attaccanti orange in Serie A.
La Roma conquista una vittoria pesantissima al Tardini al termine di una partita folle e ricca di emozioni, rilanciando con forza la propria corsa verso la Champions League. I giallorossi battono il Parma 3-2 dopo oltre cento minuti di battaglia grazie a due reti segnate nel recupero, un epilogo mai visto in questa stagione per la squadra di Gasperini.
L’avvio della Roma è aggressivo e convincente. Dopo un gol annullato a Malen per fuorigioco, è proprio l’olandese a sbloccare il risultato al 22’, sfruttando alla perfezione un assist di Dybala dopo il recupero di Koné. I capitolini dominano il primo tempo e sfiorano il raddoppio con Soulé, fermato soltanto dal palo.
Nella ripresa però il Parma reagisce immediatamente: un errore di Hermoso spalanca la strada al pareggio di Strefezza. La squadra di Cuesta cresce e mette in difficoltà la Roma, che spreca diverse occasioni per tornare avanti. Nel finale Keita firma addirittura il 2-1 emiliano, facendo temere il peggio ai tifosi romanisti.
Quando tutto sembra perduto, entra in scena Rensch. Al 94’ l’olandese trova il pareggio con uno splendido tiro a giro dal limite. Poco dopo conquista anche il rigore decisivo dopo l’intervento del Var. Dal dischetto Malen non sbaglia e firma il definitivo 3-2 facendo esplodere la panchina giallorossa.
Con questo successo la Roma resta quinta ma aggancia il Milan e si porta a un solo punto dalla Juventus. La corsa Champions resta apertissima e il prossimo derby potrebbe diventare decisivo per il futuro europeo dei giallorossi.
La corsa al quarto posto in Serie A entra nella sua fase decisiva e vede la Roma ancora pienamente in gioco. I giallorossi si trovano a un solo punto dalla zona Champions League e hanno davanti a sé uno scenario chiaro: vincere tutte e tre le ultime partite per arrivare a quota 73 punti. Un bottino importante, ma che non garantisce automaticamente l’accesso alla massima competizione europea.
Il dato più curioso emerge guardando alle stagioni recenti. Nelle ultime quattro annate (dal 2021-22 al 2024-25), infatti, la quarta classificata non ha mai superato quota 70 punti, rendendo teoricamente sufficiente un punteggio inferiore rispetto a quello che la Roma potrebbe raggiungere. Tuttavia, la storia recente insegna anche che non esiste una regola fissa. Nella stagione 2020-21, la Juventus chiuse quarta con ben 78 punti, appena uno in più del Napoli quinto. Ancora più netto il distacco dell’anno precedente, quando la Lazio arrivò quarta sempre a quota 78, lasciando la Roma quinta a ben otto lunghezze.
Questo rende il finale di stagione estremamente incerto. I 73 punti rappresenterebbero un traguardo solido, ma non necessariamente decisivo. Molto dipenderà anche dal rendimento delle dirette concorrenti, in una volata Champions che si preannuncia combattuta fino all’ultima giornata.
Un successo travolgente al termine di un fine settimana impeccabile. La Roma domina una Fiorentina ormai senza obiettivi e si porta a un solo punto dal quarto posto e a tre dal terzo, superando anche il Como. Una gara a senso unico, con la squadra di Gasperini finalmente al completo e protagonista di una prestazione ricca di sicurezza e qualità, forse la migliore della stagione.
A rompere l’equilibrio, dopo una traversa colpita da Donyell Malen, è Gianluca Mancini con un colpo di testa su corner battuto da un ispiratissimo Niccolò Pisilli. La Fiorentina fatica a reagire e, cinque minuti più tardi, arriva il raddoppio: azione ben costruita da Matías Soulé e Zeki Çelik, rifinita dal tocco di Mario Hermoso e conclusa con il tiro a giro vincente di Wesley.
La porta difesa da De Gea è costantemente sotto pressione e al 34’ arriva anche il terzo gol, firmato ancora da Hermoso al termine di una travolgente azione personale di Manu Koné. Nella ripresa il copione non cambia, se non per un palo colpito da Braschi. Malen continua a creare pericoli, centrando un’altra traversa prima di servire, con una giocata di esterno, ancora Pisilli, che firma il definitivo 4-0.
Nel finale trovano spazio anche El Shaarawy e Dybala. La Roma si assicura così almeno un posto in Europa, ma guarda decisamente più in alto: a tre giornate dalla fine, la corsa alla Champions League con Juventus e Milan si fa sempre più intensa.
La Roma espugna il Dall’Ara battendo 2-0 il Bologna e continua a inseguire il sogno Champions. Decisivo Donyell Malen, protagonista assoluto con un gol e l’assist per El Aynaoui, in una serata che permette ai giallorossi di restare a soli tre punti dal quarto posto occupato dalla Juventus.
Il successo assume ancora più peso alla luce delle turbolenze societarie che hanno segnato la settimana romanista, tra l’addio di Claudio Ranieri e il rapporto ormai ai titoli di coda tra Gian Piero Gasperini e il direttore sportivo Massara. In un contesto di profilo basso da parte del club, è stato proprio Gasperini a prendersi la scena, ribadendo il ruolo centrale di società e tifoseria, concetti rafforzati anche da Gianluca Mancini con un messaggio chiaro: la Roma viene prima di tutto.
La squadra ha risposto sul campo mostrando compattezza e totale adesione al progetto tecnico, senza lasciarsi condizionare dalle tensioni esterne. A trascinare i giallorossi c’è un Malen in stato di grazia: il suo impatto dal mercato invernale lo colloca tra i migliori innesti di gennaio degli ultimi anni.
Tra i segnali positivi spicca anche il ritorno di Paulo Dybala, rientrato dopo tre mesi di assenza. Ora l’obiettivo è chiaro: fare bottino pieno nelle ultime quattro sfide contro Fiorentina, Parma, Lazio e Verona per tentare l’assalto definitivo alla Champions. Gasperini si prepara a giocarsi tutto, assumendosi in prima persona il peso della rincorsa finale.
Un solo punto non basta a chiudere una ferita, soprattutto quando è così profonda. Il pareggio per 1-1, combattuto e cercato, non riesce a sistemare una rottura ormai evidente né a nascondere problemi che restano lì, pronti a riemergere. Forse una vittoria avrebbe dato respiro alla Roma in un momento complicato, ma contro l’Atalanta arriva solo un punto che pesa poco nella corsa alla Champions League, sempre più lontana. La Juventus allunga, ora è a 5 lunghezze, mentre l’aggancio al quinto posto del Como ha un valore relativo.
A fine partita i fischi della Curva Sud raccontano tutta la tensione che si respira, anche se la squadra, soprattutto nel secondo tempo, ha reagito con carattere. Ma quando la crepa è profonda, un semplice risultato non basta a ricucire: serve capire cosa succederà, anche se tutto lascia pensare che certe fratture siano ormai definitive. In questo clima, il direttore sportivo Massara prova ad abbassare i toni prima del match, parlando di “normale dialettica” dopo gli scontri tra Ranieri e Gasperini. Ma la distanza tra l’allenatore e la dirigenza resta evidente, con una tregua fragile e una pace ancora lontana.
Il pubblico percepisce tutto questo: sugli spalti compaiono striscioni chiari, che mettono la Roma al di sopra di tutto e criticano la società. Intanto sugli schermi dello stadio si evita accuratamente di mostrare i protagonisti della tensione, come Ranieri o lo stesso Massara, quasi a voler evitare nuove contestazioni.
In campo si vede una partita intensa, giocata a ritmi alti e fatta di continui ribaltamenti di fronte, nel pieno stile di Gasperini. Il primo tempo è più brillante, mentre nella ripresa subentra la fatica, anche se la Roma continua a cercare la vittoria. L’Atalanta passa con Krstovic, sfruttando un gioco verticale e aggressivo, ma i giallorossi rispondono poco prima dell’intervallo con Hermoso, al termine di un’azione costruita sulle fasce e finalizzata da un difensore inseritosi centralmente. Alla fine resta solo un pareggio che serve a poco: fischi, silenzi e soprattutto una frattura profonda che ormai è venuta allo scoperto.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini (60′ Ghilardi), Ndicka, Hermoso; Celik, Cristante, El Aynaoui (60′ Pisilli), Rensch (77′ Tsimikas); Soulé (71′ Vaz), El Shaarawy (60′ Venturino); Malen. All.: Gasperini.
La Roma torna al successo davanti al proprio pubblico superando con un netto 3-0 il Pisa nell’anticipo della 32ª giornata di Serie A. Dopo la pesante sconfitta rimediata a San Siro contro l’Inter, i giallorossi reagiscono con carattere e qualità, offrendo una prestazione convincente sotto la guida di Gasperini. Protagonista assoluto del match è Donyell Malen, autore di una straordinaria tripletta che decide l’incontro già nei momenti chiave della gara.
La partita si sblocca subito: bastano appena tre minuti alla Roma per trovare il vantaggio. Un lancio lungo sorprende la difesa del Pisa, Malen ne approfitta, supera un difensore al limite dell’area e batte il portiere senza difficoltà. Dopo il gol iniziale, i ritmi si abbassano e il Pisa prova a reagire, rendendosi pericoloso con Tramoni, ma trova sulla sua strada un attento Svilar.
Nel finale del primo tempo la Roma torna a spingere: prima sfiora il raddoppio con Pellegrini su punizione, fermato solo dalla traversa, poi trova il 2-0 grazie ancora a Malen, bravo a sfruttare una situazione confusa in area di rigore. Nella ripresa il Pisa parte con maggiore aggressività, ma proprio nel suo momento migliore arriva il terzo gol dei giallorossi: Malen completa la sua tripletta al 52’, chiudendo di fatto la partita.
Nel finale la Roma gestisce il vantaggio senza particolari rischi, concedendo solo un’occasione agli avversari, e porta a casa tre punti fondamentali. Con questa vittoria, i giallorossi raggiungono quota 57 punti in classifica, e si portano a -3 dalla Juventus quarta, restando in piena corsa per un posto in Champions League.
INTER (3-5-2): Sommer; Akanji, Acerbi, Bastoni (dal 13’ st Darmian); Dumfries, Barella, Calhanoglu (dal 22’ st Sucic), Zielinski (dal 31’ st Mkhitaryan), Dimarco; Lautaro Martinez (dal 13’ st Bonny), Thuram (dal 21’ st Esposito). All. Chivu.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini (dal 1’ st Ghilardi), Ndicka, Hermoso (dal 36’ st Ziolkowski); Celik, Cristante, Pisilli, Rensch (dal 13’ st Tsimikas); Soulé (dal 19’ st El Shaarawy), Pellegrini; Malen. All. Gasperini.
La Roma torna al successo dopo un mese battendo il Lecce allo stadio Stadio Olimpico, conquistando tre punti fondamentali nella corsa alla Champions. A decidere una partita tutt’altro che brillante è stato il giovane talento francese Robinio Vaz, autore del gol vittoria pochi minuti dopo il suo ingresso in campo.
La squadra ha saputo reagire dopo la recente eliminazione dall’Europa League, dimostrando carattere in una gara complicata e poco spettacolare. Nel primo tempo la Roma ha faticato a creare occasioni contro un Lecce molto chiuso: un gol di Pisilli era stato annullato per fuorigioco, mentre Malen si è confermato il più pericoloso senza però trovare la rete.
Nella ripresa, i cambi hanno fatto la differenza. L’ingresso di Vaz ha dato profondità e vivacità all’attacco giallorosso: il diciannovenne ha trovato il suo primo gol in Italia con un colpo di testa su assist di Hermoso. Nel finale, la Roma ha rischiato il pareggio, ma si è salvata grazie a un intervento decisivo dello stesso Hermoso sulla linea. Una vittoria preziosa che permette ai giallorossi di restare agganciati al treno europeo.
Il mese di marzo si sta rivelando un vero incubo per la Roma, con numeri che certificano un netto peggioramento soprattutto in fase difensiva. In appena cinque partite complessive – tre di campionato e due di Europa League – i giallorossi hanno incassato ben 12 gol, di cui 7 in Serie A e 5 in coppa. Un dato che stride fortemente con quanto fatto vedere nei mesi precedenti.
Fino alla fine di febbraio, infatti, la squadra capitolina aveva costruito gran parte della propria solidità proprio sulla difesa: solo 16 reti subite in 26 partite di campionato, 6 in 8 gare europee e 3 nella partita contro il Torino di Coppa Italia. Numeri che raccontavano di una squadra molto equilibrata e difficile da affrontare.
Il crollo improvviso di marzo, quindi, rappresenta un campanello d’allarme evidente. In poche settimane la Roma ha praticamente compromesso quanto di buono costruito in precedenza, mostrando fragilità, disattenzioni e una tenuta mentale spesso insufficiente nei momenti chiave delle partite. Ora sarà fondamentale invertire rapidamente la rotta per evitare che questa crisi difensiva comprometta in modo definitivo gli obiettivi stagionali.
Il Bologna conquista i quarti di Europa League e affronterà l’Aston Villa. I rossoblù si aggiudicano il derby italiano eliminando la Roma al termine di una sfida spettacolare all’Olimpico, vinta 4-3 dopo i tempi supplementari.
La gara parte meglio per i giallorossi, che però perdono Manu Koné per infortunio e si disorganizzano, concedendo spazio agli avversari. Ne approfitta Rowe, che al 22’ supera Svilar con un destro preciso. La reazione della Roma è immediata: Cristante sfiora il pareggio e Pellegrini colpisce il palo. Il gol è nell’aria e arriva al 32’, quando N’Dicka, sugli sviluppi di un corner, firma l’1-1. Nel recupero del primo tempo, però, un fallo di El Shaarawy su Zortea porta al rigore trasformato da Bernardeschi per il 2-1.
Nella ripresa Ravaglia salva su Malen, ma al 58’ Castro sembra indirizzare definitivamente la partita con un potente destro all’incrocio. La Roma non si arrende: l’ingresso di Vaz dà nuova energia e proprio lui si procura un rigore che Malen trasforma al 69’. All’80’ arriva anche il 3-3 con Pellegrini, che riporta il match in equilibrio.
Si va così ai supplementari, dove dopo un brivido su un’incursione di Celik, è il Bologna a trovare il colpo decisivo: al 110’ Cambiaghi sfrutta l’assist di Dallinga e segna il gol vittoria. Finisce 4-3 per i rossoblù, che continuano il loro cammino europeo, mentre per la Roma l’avventura si chiude con una sconfitta casalinga.
ROMA (3-4-2-1) – Svilar; Mancini, N’Dicka, Hermoso; Celik (3′ sts Zaragoza), Koné (20′ Pellegrini), Pisilli (14′ pts El Aynaoui), Wesley; Cristante, El Shaarawy (12′ st Vaz); Malen. All. Gasperini.
BOLOGNA (4-3-3) – Ravaglia; Zortea, Vitik (28′ st Casale), Lucumì, Joao Mario; Ferguson, Freuler (8′ st Heggem), Pobega (1′ pts Moro); Bernardeschi (35′ st Orsolini), Castro (28′ st Dallinga), Rowe (28′ st Cambiaghi). All. Italiano.
La sconfitta contro il Comoaggrava il bilancio stagionale della Roma e rende ancora più evidente un dato che preoccupa l’ambiente giallorosso. La squadra allenata da Gasperini ha già collezionato dieci sconfitte nelle ventinove partite disputate in campionato. Un numero particolarmente pesante se si guarda alla storia recente del club.
Per trovare un dato simile bisogna tornare alla stagione 2012-2013, un’annata complicata iniziata con Zdenek Zeman in panchina e conclusa con Aurelio Andreazzoli subentrato a febbraio. Anche allora la Roma terminò il campionato al sesto posto, la stessa posizione occupata attualmente in classifica.
Il dato è ancora più significativo se confrontato con la scorsa stagione: nonostante manchino ancora nove giornate alla fine del campionato, il numero di sconfitte è già superiore rispetto a quello registrato nell’intera annata precedente. Un segnale di discontinuità che pesa nella corsa alla qualificazione alla prossima Champions League.
Non tutto, però, è ancora compromesso. Dal punto di vista dei punti totali la Roma ha ancora margine per migliorare il proprio rendimento. Con nove partite da giocare, i giallorossi potrebbero infatti superare quota 70 punti, traguardo che non viene raggiunto dalla stagione 2019-2020.
Guardando ai precedenti più recenti, il record negativo di sconfitte in campionato per la Roma, dal 2018-2019 in poi, resta quello della stagione 2020-2021, quando i giallorossi chiusero con dodici ko. Un limite che la squadra di Gasperini dovrà cercare di non avvicinare troppo nelle ultime giornate di campionato.
Le ultime due sconfitte consecutive costano caro alla Roma, che scivola fuori dalla zona Champions e vede complicarsi la corsa ai primi quattro posti. I giallorossi protestano anche per alcuni episodi arbitrali sfavorevoli: dopo il rigore non concesso contro il Genoa per il presunto fallo di mano di Malinovskyi, nella sfida contro il Como è arrivata l’espulsione per doppio giallo di Wesley, giudicata molto severa, quando il risultato era ancora sull’1-1.
Al di là delle polemiche, però, resta una prestazione opaca. La squadra di Gasperini ha faticato molto contro il Como allenato da Fabregas, capace di prendere il controllo della partita per lunghi tratti. La Roma era riuscita a passare in vantaggio dopo appena sei minuti grazie a un rigore trasformato da Malen, nato da un errore difensivo dei lombardi e dal fallo di Diego Carlos su El Shaarawy. Da quel momento, però, la gara è stata quasi sempre nelle mani dei padroni di casa.
Il Como ha costruito numerose occasioni con Nico Paz, Valle e Da Cunha, trovando spesso sulla propria strada un attento Svilar. Nella ripresa, con gli ingressi di Diao e Douvikas, la pressione è aumentata ulteriormente e proprio Douvikas ha trovato il gol del pareggio. Poco dopo è arrivata l’espulsione di Wesley che ha complicato ulteriormente i piani romanisti.
Nel finale la Roma è crollata definitivamente e Diego Carlos ha firmato il gol della vittoria del Como, riscattando l’errore sul rigore iniziale. In classifica i giallorossi scendono al sesto posto, a tre punti dal quarto, proprio occupato dal Como, e a due dalla Juventus, con l’Atalanta che si riavvicina. Ora la Champions appare più lontana e la Roma dovrà reagire subito, a partire dalla prossima sfida contro il Lecce e dal ritorno europeo con il Bologna.
COMO (3-4-2-1): Butez; Ramon, Diego Carlos, Kempf (46′ Diao); Smolcic, Sergi Roberto (46′ Douvikas), Da Cunha (87′ Van der Brempt), Alex Valle; Nico Paz (77′ Rodriguez), Caqueret; Baturina. All.: Fabregas.
Il derby europeo si chiude sull’1-1, un risultato che per una sera lascia alla Roma il bicchiere mezzo pieno, soprattutto considerando i numerosi pericoli corsi durante la gara. I giallorossi, alle prese con diverse assenze, si giocheranno la qualificazione tra una settimana all’Olimpico dopo essere riusciti a rimettere in piedi una partita che sembrava complicarsi.
Per circa un’ora il Bologna è stato nettamente più brillante, arrivando vicino al vantaggio in più occasioni e trovando sulla propria strada uno straordinario Svilar, autore di due interventi decisivi. La Roma ha rischiato poco solo su un errore sotto porta di Zaragoza. Gasperini, che poco prima del fischio d’inizio aveva perso anche Konè, ha avanzato Cristante alle spalle di Malen. Nel primo tempo a prendersi la scena è stato soprattutto Bernardeschi: al 44’ soltanto una grande parata di Svilar sotto l’incrocio gli ha negato il gol.
L’ex juventino è riuscito comunque a sbloccare il risultato a inizio ripresa, approfittando anche di una progressione di Rowe che ha trovato poca opposizione nella difesa romanista. A quel punto Gasperini capisce che qualcosa non funziona e prova a cambiare l’inerzia del match. Dopo l’ingresso positivo di Vaz, arrivano anche quelli di Hermoso e Pellegrini e la Roma inizia a crescere.
Prima un tentativo da fuori di Pisilli, poi un palo esterno colpito da Malen anticipano il pareggio. L’azione nasce da un recupero alto di Cristante, che serve Malen: l’attaccante vede Pellegrini tutto solo in mezzo all’area e lo serve con lucidità. L’ex capitano non sbaglia e firma l’1-1, liberando tutta la sua rabbia dopo il rigore concesso pochi giorni prima a Genova.
Nel finale sono i giallorossi a credere di più nella vittoria e proprio Malen va vicino al 2-1. L’attaccante però tarda il tiro e trova la deviazione di Lucumí: il pallone cambia traiettoria e finisce sul palo, negando alla Roma la rimonta completa.
La Roma incassa una sconfitta pesante contro il Genoa a Marassi e paga la classica “legge dell’ex” contro la squadra allenata da Daniele De Rossi. I giallorossi sembrano ancora scossi dal pareggio subito in rimonta contro la Juventus e ora la corsa alla Champions si complica: in classifica sono raggiunti dal Como e hanno solo un punto di vantaggio sui bianconeri.
Nel primo tempo la Roma crea poco: l’unica vera occasione capita a Donyell Malen, che prova a inventarsi un tiro dopo una deviazione della difesa. Il Genoa invece sfiora il vantaggio con Caleb Ekuban, che da pochi passi calcia alto.
Nella ripresa il match si accende. Un fallo ingenuo di Lorenzo Pellegrini provoca il rigore trasformato da Junior Messias. La Roma reagisce subito e pareggia con Evan Ndicka, al terzo gol consecutivo. Quando la gara sembra indirizzata verso il pari, il Genoa colpisce in contropiede: a dieci minuti dalla fine Vitinha segna il gol decisivo, punendo ancora una volta una Roma fragile nei momenti chiave.
Notte spettacolare all’Stadio Olimpico, ma per la Roma resta soprattutto l’amarezza. In un clima da grande coppa europea, i giallorossi si fanno rimontare due volte dalla Juventus e vedono sfumare una vittoria pesantissima nella corsa al quarto posto. Il 3-3 finale, firmato allo scadere da Federico Gatti, lascia l’amaro in bocca alla squadra di Gian Piero Gasperini, che conferma le difficoltà negli scontri diretti.
Eppure la serata si era messa subito in discesa. Nel primo tempo Mattia Perin salva i bianconeri su Malen, ma è Wesley a portare avanti i giallorossi con un destro potente sotto l’incrocio, dopo un recupero straordinario di Pisilli. A inizio ripresa Francisco Conceicao trova il pari con un gran tiro da fuori, ma la Roma reagisce: prima Evan Ndicka segna sugli sviluppi di un corner battuto da Lorenzo Pellegrini, poi Malen firma il tris su assist di Koné.
Sul 3-1, però, la Roma si rilassa e permette a Boga di riaprire il match. Nel finale, con la tensione alle stelle e i fischi per Luciano Spalletti, arriva la beffa: punizione nei secondi conclusivi e zampata decisiva di Gatti per il definitivo 3-3 che spegne l’entusiasmo dell’Olimpico.
La Roma conquista una vittoria importante contro la Cremonese e sfrutta un turno favorevole per salire al terzo posto in classifica, con quattro punti di vantaggio sulla Juventus e l’obiettivo Champions League sempre più concreto. La squadra allenata da Gian Piero Gasperini ha faticato nel primo tempo, condizionato da qualche rimpianto e da un avvio non brillante, ma nella ripresa ha cambiato marcia grazie al capitano Bryan Cristante. Il centrocampista ha sbloccato la partita con un colpo di testa e poi ha servito un assist di tacco per Evan Ndicka sugli sviluppi di un corner battuto da Neil El Aynaoui.
I giallorossi hanno dominato nel secondo tempo, sfiorando più volte il terzo gol con Donyell Malen, ancora Ndicka e il giovane Venturino, entrato bene dalla panchina. A chiudere definitivamente i conti ci ha pensato Niccolò Pisilli, facendo esplodere lo Stadio Olimpico a una settimana dal decisivo scontro diretto contro la Juventus.
Il successo assume ancora più valore considerando le assenze pesanti in attacco, con Gasperini costretto a rinunciare a Matías Soulé, Paulo Dybala e anche a Mario Hermoso nel riscaldamento. Nonostante le difficoltà, tra giovani emergenti e senatori esperti, la Roma sale a quota 50 punti, restando a quattro lunghezze dal Milan secondo e soprattutto mantenendo un margine prezioso sulle inseguitrici.
L’impatto di Donyell Malen con la maglia della AS Roma è stato travolgente: nelle prime cinque presenze in Serie A l’attaccante olandese — arrivato in prestito dall’Aston Villa — ha già messo a segno cinque gol. Un avvio che lo proietta tra i migliori esordi della storia giallorossa: prima di lui, infatti, solo Gabriel Omar Batistuta era riuscito a fare meglio, con sei reti nelle prime cinque gare della stagione che portò al terzo e ultimo scudetto romanista.
La Roma esce dal difficile campo del Stadio Diego Armando Maradona con un pareggio contro il Napoli, risultato che lascia sentimenti contrastanti: soddisfazione per la prestazione ma anche rimpianto per una vittoria sfumata nel finale. La squadra guidata da Gian Piero Gasperini ha infatti mostrato segnali di maturità, ma ha pagato qualche ingenuità dovuta anche alla presenza di molti giovani in campo.
L’allenatore giallorosso, senza Soulé dal primo minuto, ha scelto Zaragoza sulla trequarti insieme a Pellegrini alle spalle di Malen. Proprio l’attaccante olandese si è confermato uomo decisivo: dopo pochi minuti ha sbloccato la partita con il suo quarto gol in cinque presenze, sfruttando un’azione avviata da Mancini e rifinita da Zaragoza. La Roma ha controllato bene la prima fase di gara, limitando le iniziative offensive dei padroni di casa, con N’Dicka protagonista nel contenere Hojlund. Tuttavia, poco prima dell’intervallo, gli azzurri hanno trovato il pareggio grazie a un’azione di Spinazzola deviata sfortunatamente da Pisilli.
Nella ripresa la Roma è ripartita con determinazione. Gasperini ha inserito Soulé e poi altri cambi per dare energia, e i giallorossi sono tornati avanti ancora con Malen, glaciale su rigore dopo un fallo di Rrahmani su Wesley. Per l’attaccante è arrivata così la seconda doppietta consecutiva, confermando un momento di forma eccezionale.
Nel finale, però, il Napoli ha trovato il 2-2 con una giocata individuale di Alisson Santos, approfittando di una difesa romanista poco aggressiva. Nei minuti di recupero Svilar ha evitato la beffa salvando su Gutierrez. Nonostante il rammarico, la Roma mantiene una posizione favorevole nella corsa Champions: vincendo la prossima gara contro la Cremonese, arriverebbe allo scontro diretto con la Juventus con almeno un punto di vantaggio. La stagione resta ancora aperta.
NAPOLI (3-4-2-1): Milinkovic-Savic; Beukema, Rrahmani (25’ st Alisson Santos), Buongiorno; Gutierrez, Elmas (34’ st Gilmour), Lobotka, Spinazzola (25’ st Olivera); Politano (40’ st Mazzocchi), Vergara (34’ st Giovane); Hojlund. All.: Conte.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ndicka, Ghilardi; Celik, Cristante, Pisilli (20’ st El Aynaoui), Wesley (27’ st Tsimikas); Pellegrini (20’ st Venturino), Zaragoza (1’ st Soulé); Malen (27’ st Robinio Vaz). All.: Gasperini.
La doppietta di Malen trascina la Roma al quarto posto, in piena zona Champions. I giallorossi superano il Cagliari e agganciano la Juventus grazie alla serata da protagonista dell’attaccante olandese. In quattro partite ha già segnato tre gol, lo stesso bottino di Dovbyk e Ferguson, partiti a inizio stagione nel suo stesso ruolo.
Splendido il primo gol, quello che indirizza il match: un tocco morbido sotto porta su verticalizzazione perfetta di Mancini. Un gesto tecnico di grande classe, impreziosito dal cucchiaio eseguito sotto gli occhi di Francesco Totti, seduto in tribuna accanto a Scala e Candela. A esultare c’è anche Gasperini, che abbandona l’area tecnica per correre incontro al suo centravanti. È l’attaccante ideale per il tecnico: ispirato, sempre proiettato verso la porta, micidiale negli attacchi alla profondità.
Malen colpisce già prima della mezz’ora. Dopo il gol al Torino, si ripete contro il Cagliari segnando al 25’ sotto la Curva Sud, festeggiando per la prima volta davanti al pubblico dell’Olimpico. Oltre 60 mila tifosi accompagnano ogni sua giocata. Per lui è la partita più lunga da quando veste il giallorosso: esce all’84’ tra gli applausi, lasciando spazio ad Arena nell’inedito tridente con Venturino e Zaragoza.
Il paragone arriva direttamente da Gasperini: “Mi ricorda Vialli per la capacità di smarcarsi e attaccare la profondità. Nei movimenti è molto simile. Segnerà tanti gol, basta servirlo nel modo giusto. Con lui siamo più efficaci. Abbiamo giocato un primo tempo notevole e siamo tornati al quarto posto. È importante restarci”.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini, N’Dicka, Ghilardi; Celik, Cristante (39’ st El Aynaoui), Pisilli, Wesley; Soulé (39’ st Venturino), Pellegrini (12’ st Zaragoza); Malen (39’ st Arena). All.: Gasperini.
CAGLIARI (3-5-2): Caprile; Ze Pedro (42’ st Zappa), Dossena, Juan Rodriguez; Palestra; Mazzitelli (14’ st Sulemana); Adopo, Gaetano (42’ st Trepy), Obert; Esposito (28’ st Idrissi), Kilicsoy (28’ st P -(28’ st Pavoletti). All.: Pisacane
La Roma scivola al quinto posto, fuori dalla zona Champions, dopo una sconfitta netta contro l’Udinese, maturata al termine di una prova opaca per gioco, ordine e intensità. I friulani hanno imposto ritmo e fisicità, dominando le seconde palle, mentre i giallorossi sono apparsi affaticati soprattutto sul piano atletico. Il gol decisivo nasce da una punizione di Ekkelenkamp deviata da Malen. Nel finale solo confusione romanista. Runjaic aggancia la Lazio, mentre restano dubbi sulla crescita della squadra di Gasperini.
A poche ore dalla chiusura del mercato, la Roma piazza il colpo per rinforzare l’attacco e consegna a Gian Piero Gasperini quell’esterno offensivo di sinistra richiesto con insistenza. Il nome è quello di Bryan Zaragoza, spagnolo classe 2001, che arriva dal Bayern Monaco con la formula del prestito con diritto di riscatto, destinato a trasformarsi in obbligo in caso di qualificazione alla prossima Champions League.
Decisivo, nelle ultime ore, anche il via libera del Celta Vigo, club in cui il giocatore era in prestito nella prima parte di stagione. In base agli accordi estivi tra Bayern e Celta, Zaragoza sarebbe dovuto restare in Galizia fino a giugno, ma la società spagnola ha accettato l’interruzione anticipata del prestito in cambio di un indennizzo economico.
La carriera di Bryan Zaragoza
Nato a Malaga nel 2001, Zaragoza muove i primi passi calcistici nella sua città prima di passare al settore giovanile del Granada. Il debutto tra i professionisti arriva nel 2020 con l’Ejido. Quattro anni più tardi il grande salto: il Bayern Monaco investe 13 milioni di euro per portarlo in Germania, puntando su un talento rapido e tecnico nonostante i 164 centimetri di altezza. Le aspettative sono alte, ma lo spazio è ridotto: appena sette presenze prima del ritorno in Spagna in prestito, prima all’Osasuna e poi al Celta Vigo. Con i galiziani, nella prima parte di questa stagione, ha collezionato 19 presenze e un gol in Liga, oltre a una rete (contro il Bologna) e tre assist in sette gare di Europa League.
Il suo habitat naturale è la fascia sinistra: parte largo per poi accentrarsi sul piede preferito. Ha un buon tiro dalla distanza, ma la sua prima opzione resta l’ultimo passaggio, la giocata in profondità per mandare un compagno davanti al portiere. All’occorrenza può agire anche da trequartista centrale o da seconda punta accanto a un centravanti fisico. Per caratteristiche ricorda il Conceição visto alla Juventus e, per interpretazione del ruolo, Gasperini potrebbe plasmarlo sul modello del Papu Gomez ai tempi dell’Atalanta. Alla Roma si giocherà una maglia da titolare con Pellegrini, finora impiegato in quella zona di campo senza una vera alternativa naturale sulla corsia mancina offensiva.
La Roma anche quest’anno ha conquistato l’accesso agli ottavi di finale di Europa League. Il traguardo conferma anche una straordinaria continuità europea del club. La Roma è l’unica squadra italiana impegnata nelle coppe europee negli ultimi dieci anni ad aver sempre superato la fase a gironi o la league phase: dieci qualificazioni su dieci tra Champions League, Europa League e Conference League. Inoltre, grazie al punto conquistato in Grecia, i capitolini centrano la qualificazione agli ottavi di una competizione europea per la dodicesima stagione consecutiva, a dimostrazione della solidità del percorso internazionale del club.
2014-15, ottavi di finale Europa League (vs. Fiorentina) 2015-16, ottavi di finale Champions League (vs. Real Madrid) 2016-17, ottavi di finale Europa League (vs. Lione) 2017-18, semifinale Champions League (vs. Liverpool) 2018-19, ottavi di finale Champions League (vs. Porto) 2019-20, ottavi di finale Europa League (vs. Siviglia) 2020-21, semifinale Europa League (vs. Manchester United) 2021-22, finale Conference League (vs. Feyenoord) 2022-23, finale Europa League (vs. Siviglia) 2023-24, semifinale Europa League (vs. Bayer Leverkusen) 2024-25, ottavi di finale Europa League (vs. Athletic Bilbao) 2025-26, ottavi di finale Europa League
La Roma ha provato in tutti i modi a complicarsi la vita e finire nel purgatorio dei playoff di Europa League, ma alla fine non c’è riuscita. Il pass diretto per gli ottavi è arrivato grazie a Ziolkowski, avanzato quasi per disperazione in un finale in cui di veri attaccanti non ce n’erano più: le punte assenti, i trequartisti già richiamati in panchina.
I giallorossi chiudono così la prima fase all’ottavo posto, piazzamento che vale l’accesso diretto agli ottavi ma che apre anche a un possibile incrocio ai quarti con Lione o Aston Villa, finora tra le squadre più convincenti del torneo. Dopo la notte di Atene, però, è già una notizia positiva aver evitato gli spareggi di febbraio: a dieci minuti dalla fine la Roma era nona, posizione che si era guadagnata da sola con due errori pesantissimi.
Il primo, il più grave, è di Mancini: espulso al 15’ del primo tempo per aver steso Pantovic, lanciato a rete dopo una sua lettura sbagliata su un pallone tutt’altro che pericoloso. Un’ingenuità che ha indirizzato la gara e che costerà al difensore la squalifica per l’andata degli ottavi contro una tra Genk, Bologna, Dinamo Zagabria e Brann.
Il secondo regalo arriva al 14’ della ripresa: Ghilardi tenta un retropassaggio di testa ma finisce per servire Taborda, che lo salta e firma il vantaggio. Un gol quasi autoinflitto, perché il Panathinaikos è apparso fragilissimo: per subire una rete dai greci, la Roma ha dovuto praticamente farsi male da sola. Per fortuna dei giallorossi, Ziolkowski ha rimesso tutto a posto nel finale.
La Roma comanda, spreca, va sotto e poi rimedia. Alla fine porta a casa un pareggio che interrompe una striscia che durava da 36 partite e che consente almeno l’aggancio al Napoli in classifica.
Nel primo tempo la squadra di Gasperini, proprio come nella gara d’andata, fa la partita: ritmo alto, pressione e diverse occasioni per sbloccarla. Malen, Koné e Soulé ci provano a ripetizione, ma trovano davanti un Maignan insuperabile, tra parate decisive e un Olimpico gremito che accompagna ogni azione con il fiato sospeso (suggestiva la coreografia dedicata a De Falchi).
A metà frazione è ancora Malen ad avere la chance più nitida: l’olandese si libera bene, ma il suo destro termina di pochissimo a lato. Nella ripresa il Milan cresce, anche approfittando dell’uscita di Koné per infortunio, ma fatica comunque a rendersi davvero pericoloso. L’episodio che cambia il punteggio nasce da un angolo concesso da Ndicka, sul quale De Winter trova il colpo di testa vincente. Sembra la copia del film dell’andata.
Pochi minuti dopo, però, la Roma reagisce: Celik si procura un rigore. Dal dischetto non va Dybala, già sostituito, ma Pellegrini, che non sbaglia e batte Maignan firmando un punto pesante in chiave Champions. Nel finale c’è spazio anche per l’esordio di Venturino e per le proteste giallorosse per un altro possibile penalty non concesso. Intanto la Roma sale al terzo posto e resta pienamente in corsa.
È il talento cristallino di Niccolò Pisilli a illuminare la serata europea della Roma, trascinando i giallorossi verso una vittoria fondamentale contro lo Stoccarda. Il centrocampista ventunenne, vero orgoglio del settore giovanile capitolino, ha risposto con i fatti alla fiducia di Gasperini, che solo ventiquattr’ore prima ne aveva lodato pubblicamente la crescita. Nonostante una formazione ampiamente rimaneggiata — con ben sette cambi rispetto alla trasferta di Torino e una difesa inedita — la Roma ha dimostrato una solidità mentale fuori dal comune.
La gara non è stata priva di sofferenze per una Roma ancora in fase di rodaggio tattico. Tuttavia, al 40° minuto, è arrivata la fiammata che ha sbloccato l’incontro: un assist magistrale di Soulé ha permesso a Pisilli di siglare la rete del vantaggio. Nella ripresa, i tedeschi hanno alzato il baricentro cercando il pari, ma uno straordinario Svilar ha blindato la porta con parate decisive. Nel momento di massima pressione avversaria, è stato ancora il “gioiellino” Pisilli a chiudere i giochi, firmando la doppietta personale che fissa il risultato sul 2-0 definitivo.
Grazie a questo successo, i giallorossi ipotecano il passaggio diretto agli ottavi di finale. L’ultimo atto di questa fase si terrà tra una settimana ad Atene contro il Panathinaikos: alla Roma basterebbe un solo punto per la matematica certezza della qualificazione. Tuttavia, prima della trasferta greca, l’attenzione si sposta interamente sul campionato. Domenica all’Olimpico arriverà il Milan per un big match che promette di essere un vero spartiacque per le ambizioni stagionali della squadra di Gasperini.
Segnare all’esordio con la maglia della Roma non è mai stato semplice. Eppure, ogni tanto, qualcuno riesce a rompere subito il ghiaccio. L’ultimo a riuscirci è stato Donyell Malen, arrivato nel mercato invernale: all’attaccante olandese sono bastati 26 minuti per trovare il primo gol in giallorosso (23 senza il gol annullato in precedenza). Un impatto immediato, che lo inserisce in una lista piuttosto ristretta.
Pochi giorni prima era toccato ad Antonio Arena, appena 16 anni, andare a segno alla prima presenza. Entrato all’80’ nella sfida di Coppa Italia contro il Torino, il giovane attaccante ha segnato dopo 60 secondi, realizzando il primo gol tra i professionisti. Un episodio che ha riportato alla memoria quanto fatto da Nico López nella stagione 2012-2013: l’uruguaiano segnò dopo 5 minuti dal suo ingresso in campo in Roma-Catania 2-2, firmando subito il suo primo – e unico – centro con la maglia giallorossa.
Guardando invece agli attaccanti di maggiore esperienza, per trovare un esordio con gol bisogna tornare alla stagione 2005-2006. In quell’occasione fu Shabani Nonda, arrivato dal Monaco, a segnare dopo 15 minuti la sua prima rete con la Roma (Reggina-Roma 0-3). Nella sua unica stagione nella Capitale, l’attaccante congolese realizzò 7 gol in 22 presenze.
Dopo Nonda si sono susseguiti numerosi bomber — Dzeko, Salah, Abraham, Osvaldo, Borriello, fino a Dovbyk — ma nessuno è riuscito a trovare la via del gol all’esordio. Prima di Nonda, l’impresa era riuscita a John Carew nella stagione 2003-2004 e a Gabriel Batistuta, che segnò alla prima presenza in Coppa Uefa 2000-2001.
Il Torino, che martedì aveva eliminato la Roma dalla Coppa Italia, si è trovato davanti una squadra profondamente diversa, trasformata dall’arrivo di un nuovo centravanti capace di incidere subito e di spostare gli equilibri della partita.
I giallorossi, spinti anche da forti motivazioni di classifica, sapevano che la sconfitta della Juventus a Cagliari offriva l’occasione di consolidare il quarto posto. Inoltre, le due precedenti battute d’arresto contro i granata imponevano una risposta sul piano del carattere. Missione compiuta: la Roma vince e Gasperini può sorridere, sia per l’impatto immediato del nuovo acquisto Malen, sia per la crescente intesa con Dybala, protagonista raffinato della gara.
La scena è stata dominata da Dybala e dal nuovo attaccante olandese. L’argentino ha firmato gol e assist, evento che non gli capitava da oltre un anno, tornando al gol in campionato dopo mesi di attesa. Il centravanti, invece, ha illuminato subito la partita, mettendo in difficoltà costante la difesa granata con movimenti, conclusioni e giocate decisive, suggellando un’intesa immediata che ha fatto la differenza.
TORINO (3-5-2): Paleari; Tameze, Ismajli, Coco; Lazaro, Vlasic, Ilkhan (32′ st Anjorin), Gineitis (1′ st Casadei), Aboukhlal (31′ Pedersen); Ngonge (31′ st Njie), Adams. All.: Baroni.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso (22′ Ghilardi); Rensch (32′ st Tsimikas), Cristante, Koné, Wesley; Dybala (32′ st Pisilli), Pellegrini (7′ st Soulé), Malen (31′ st Vaz). All.: Gasperini.
Il club giallorosso ha messo a segno un altro colpo di mercato, Donyell Malen, attaccante dell’Aston Villa, dopo che le piste che portavano a Raspadori e Zirkzee si sono complicate. Il primo ha scelto l’Atalanta, mentre il secondo è ancora bloccato dall’instabilità tecnica del Manchester United. In questo scenario, il profilo dell’olandese è salito rapidamente nelle preferenze della dirigenza romanista.
Chi è Donyell Malen
Nato il 19 gennaio 1999 nei dintorni di Amsterdam, da padre surinamese e madre olandese, Malen è un attaccante moderno e duttile. Può agire da centravanti puro oppure partire largo sugli esterni. Alto 1,76 m e destro naturale, abbina rapidità e tecnica a una sorprendente efficacia nel gioco aereo, qualità che lo rendono pericoloso anche in area di rigore.
Cresciuto nel settore giovanile dell’Ajax fin dall’infanzia, Malen non è mai riuscito a debuttare con la prima squadra. Lo stesso è accaduto dopo il passaggio all’Arsenal, dove ha militato nelle giovanili senza trovare spazio tra i professionisti. La svolta arriva nel 2017 con il PSV Eindhoven: tornato in Olanda, esplode definitivamente, collezionando 116 presenze e 55 gol, vincendo un campionato e guadagnandosi un posto stabile nella Nazionale olandese (49 presenze e 13 reti).
Nel 2021 il Borussia Dortmund lo acquista per circa 30 milioni di euro. In Germania Malen segna 39 gol in 132 partite, prima di trasferirsi all’Aston Villa nel gennaio 2025 per 25 milioni, firmando un contratto fino al 2029. Con il club di Birmingham ha messo insieme finora 10 reti in 46 apparizioni. Nel 2025/26 Malen ha già realizzato 7 gol e fornito 2 assist in 29 partite, per un totale di 1106 minuti giocati.
Il Torino si conferma una vera e propria bestia nera per la Roma e, questa volta, il colpo inflitto è particolarmente pesante perché costa l’eliminazione dalla Coppa Italia. Non basta ai giallorossi la favola del giovanissimo Antonio Arena, appena 16 anni, che con il suo ingresso in campo aveva riacceso l’entusiasmo dell’Olimpico. La squadra di Gasperini, penalizzata da un’emergenza in attacco, va sotto per ben tre volte e non riesce mai davvero a trovare continuità di gioco, mostrando una confusione insolita rispetto a quanto visto in campionato.
Il Torino di Baroni parte forte e mette subito in difficoltà la difesa romanista, anche se Svilar e Ghilardi riescono inizialmente a limitare i danni. La Roma prova a reagire con Pisilli ed El Shaarawy, ma è Che Adams a sbloccare la gara con un preciso diagonale. L’ingresso di Ndicka e Hermoso porta subito al pareggio, ma ancora Adams riporta avanti i granata. Nel finale Arena firma il 2-2 con un colpo di testa da vero predestinato, ma l’ennesima disattenzione difensiva permette a Ilkhan di segnare il gol decisivo al 90’. Una serata amara per la Roma, segnata da errori e occasioni sprecate.
La AS Roma sta per ufficializzare l’arrivo di Robinio Vaz, giovane attaccante francese classe 2007, considerato uno dei prospetti più interessanti del calcio europeo. L’operazione con Olympique Marsiglia è praticamente definita su una base di circa 25 milioni di euro complessivi tra parte fissa e bonus, e il giocatore dovrebbe presto arrivare a Roma per le visite mediche e la firma del contratto.
Profilo personale
Nome: Robinio Vaz Data di nascita: 17 febbraio 2007 Luogo di nascita:Mantes-la-Jolie (Francia) Nazionalità: Francese (di origini senegalesi e bissau-guineane) Ruolo: Attaccante centrale Piede: Destro Altezza: circa 1,85 m
Il suo nome, Robinio, è ispirato al celebre brasiliano Robinho, un tributo al grande attaccante di Real Madrid e Milan amato dal padre.
La carriera: dai settori giovanili alla Ligue 1
Vaz è cresciuto calcisticamente nei settori giovanili francesi, iniziando all’USC Mantes e poi passando per il FC Mantois 78 e il Sochaux, dove ha fatto un salto importante nelle giovanili dopo essersi messo in mostra fin da bambino.
Nel 2024 il Marsiglia lo acquista dall’Sochaux per circa 200 mila euro, inserendolo inizialmente nella squadra B. Qui, con ottime prestazioni, convince la dirigenza ad aggregarlo alla prima squadra.
Debutto in Ligue 1: 19 gennaio 2025 con la maglia del Marsiglia, sotto la guida di Roberto De Zerbi. Da allora ha collezionato varie presenze in campionato e anche qualche partita in Champions League, totalizzando nella stagione 2025-26 una quindicina di presenze, con 4 gol e 2 assist nonostante il minutaggio limitato.
Ha inoltre vestito le maglie delle Nazionali giovanili francesi (U16, U17, U18 e ora U20), segnando questo percorso con buoni numeri e tanta crescita.
Stile di gioco e caratteristiche tecniche
Robinio Vaz è considerato un centravanti moderno:
Potente e agile in corsa
Bravo nel proteggere palla e giocare spalle alla porta
Capace di sponde per i compagni, elemento utile nel gioco di squadra
Velocità di scatto e buon senso del gol
Pur giovanissimo, ha già mostrato qualità fisiche e tecniche che lo rendono un profilo interessante sia per lo sviluppo futuro sia come opzione offensiva in partite complesse.
Perché la Roma lo ha scelto
La Roma, sotto la guida dell’allenatore Gian Piero Gasperini, vuole rafforzare il proprio reparto offensivo con prospetti capaci di crescere e adattarsi al calcio italiano. La trattativa per Vaz è stata accelerata anche dalla situazione contrattuale con il Marsiglia, dove il ragazzo non ha rinnovato il suo contratto e quindi è finito nel mirino di diversi club europei.
L’investimento importante per un classe 2007 dimostra la volontà dei giallorossi di scommettere sul futuro, unendo talento, potenziale di crescita e caratteristiche fisiche che si sposano bene con lo stile di gioco che Gasperini predilige.
Nell’era dei 3 punti a vittoria (dalla stagione 1995-1996), l’impatto di Gian Piero Gasperini sulla panchina della Roma è stato immediato e misurabile anche attraverso i numeri. Dopo le prime 20 partite di campionato, i giallorossi hanno conquistato 39 punti, un risultato che colloca l’attuale allenatore in una fascia molto alta della storia recente del club nell’era dei tre punti a vittoria.
Guardando al passato, il confronto è eloquente. Daniele De Rossi, tra la stagione 2023-2024 e l’inizio della 2024-2025, si era fermato a 35 punti nello stesso arco di gare. Mourinho nel 2021-2022 ne raccolse 32, mentre Paulo Fonseca nel 2019-2020 fece meglio del connazionale che lo sostituì, arrivando a 38. Ancora meglio fece Eusebio Di Francesco nel 2017-2018 con 40 punti, seguito da Rudi Garcia che nel 2013-2014 stabilì un vero record con 47 punti nelle prime 20 giornate. Più indietro troviamo Luis Enrique con 31 punti nel 2011-2012, Claudio Ranieri con 41 nel 2009-2010 e Luciano Spalletti con 33 nel 2005-2006.
Scendendo ancora, Luigi Delneri nel 2004-2005 chiuse le prime 20 gare con 31 punti, mentre Fabio Capello nel 1999-2000 arrivò a 38, esattamente come Fonseca. Zeman, nel 1997-1998, toccò quota 32, mentre Carlos Bianchi, nella stagione 1996-1997, si fermò invece a quota 30. Mettendo nel calderone anche i famosi ritorni, Spalletti collezionò 49 punti frutto di 47 punti nelle 19 partite del girone di ritorno della stagione 2015-2016 e la prima giornata della stagione seguente. Ranieri invece, nella scorsa stagione, toccò dopo 20 giornate dal suo reinsendiamento, quota 41.
Alla luce di questo quadro completo, i 39 punti di Gasperini rappresentano un avvio di grande spessore: solo Garcia, Ranieri e Di Francesco hanno fatto meglio, mentre la maggior parte degli altri tecnici è rimasta sotto questa soglia. Per una Roma che cerca stabilità e ambizione, questo dato è un segnale forte e incoraggiante.
Allo stadio Olimpico la Roma manda un segnale forte e chiaro, imponendosi sul Sassuolo nonostante un’emergenza di formazione che avrebbe potuto mettere in difficoltà qualunque squadra. I giallorossi conquistano tre punti pesantissimi che, almeno per una notte, li riportano al terzo posto in classifica. Dopo un primo tempo poco brillante e condizionato anche dall’infortunio di Ferguson, costretto a uscire anzitempo, la squadra di Gasperini cambia marcia nella ripresa e trova le reti decisive con Koné e Soulé.
La scelta di Ghilardi nel terzetto difensivo insieme a Mancini ed Hermoso si rivela positiva, così come l’impiego di Soulé alle spalle di Dybala. Il Sassuolo si rende pericoloso soprattutto nel primo tempo, ma Svilar è decisivo in più di un’occasione. Nella ripresa la Roma aumenta il ritmo, sfiora il gol con Tsimikas e poi sblocca il match grazie a un preciso colpo di testa di Koné su assist di Soulé. Poco dopo arriva anche il raddoppio, frutto di un’azione corale che porta Soulé a firmare il 2-0.
Con questo successo i giallorossi centrano la terza vittoria consecutiva all’Olimpico e confermano il buon momento, proiettandosi con fiducia verso il doppio confronto con il Torino tra Coppa Italia e campionato.
La Roma firma una pagina inedita della propria storia calcistica: per la prima volta dal 1927, conclude il girone di andata del campionato di Serie A senza aver collezionato nemmeno un pareggio. Un dato che colpisce e che racconta un andamento fuori dagli schemi, diventato ormai un vero e proprio marchio di fabbrica della squadra allenata da Gian Piero Gasperini.
Dopo 19 giornate, il bilancio parla chiaro: 12 vittorie e 7 sconfitte, nessuna via di mezzo e zero segni “X” in schedina. Una tendenza che non può più essere considerata casuale, visto che la striscia senza pareggi si è allungata fino a quota 25 partite consecutive. L’ultimo pareggio risale infatti al 13 aprile 2025, nel derby contro la Lazio terminato 1-1. Da allora, i giallorossi hanno alternato solo successi e battute d’arresto: 17 vittorie e 8 sconfitte, a conferma di una squadra che gioca sempre per vincere, senza compromessi.
La Roma chiude il girone di andata al quarto posto – a pari punti con la Juve – con 36 punti, frutto di 12 vittorie e 7 sconfitte. Un rendimento complessivamente positivo, che conferma la squadra nelle zone alte della classifica, ma che non rappresenta uno dei migliori avvii delle ultime stagioni.
Guardando al recente passato, infatti, emergono alcuni confronti significativi. Nella stagione 2022-2023 i giallorossi avevano chiuso l’andata con 37 punti, al terzo posto insieme a Inter e Lazio, con appena due lunghezze di vantaggio sull’Atalanta sesta. In quel campionato la Roma concluse poi al sesto posto con 63 punti totali, raccogliendone solo 26 nel girone di ritorno. Situazione simile nel 2019-2020, quando i punti a metà stagione furono ancora 37 e il terzo posto sembrava promettente, prima di una flessione che portò al settimo posto finale con 62 punti. Alla luce di questi precedenti, sarà fondamentale mantenere continuità e ritmo anche nel girone di ritorno per restare in corsa e provare a conquistare un posto nella prossima Champions League. Sperando anche nel mercato…
La Roma chiude il girone d’andata con una vittoria importante sul campo del Lecce, ritrovando il successo in trasferta e rilanciando le proprie ambizioni in chiave Champions. Al Via del Mare decidono gli attaccanti: Ferguson e Dovbyk firmano un 2-0 che interrompe il digiuno lontano dall’Olimpico, che durava da circa un mese e mezzo, e consente ai giallorossi di conservare il quarto posto in classifica, condiviso con la Juventus.
Gasperini arriva in Salento in piena emergenza, con numerose assenze e una formazione praticamente da reinventare. La difesa è inedita, priva dei tre titolari, mentre a centrocampo Pisilli affianca Koné con Cristante più avanzato a supporto del tandem Dybala-Ferguson. Proprio l’attaccante irlandese sblocca il match dopo quattordici minuti con una bella girata su assist illuminante di Dybala, confermando il suo ottimo momento di forma.
La gara resta equilibrata fino all’intervallo, poi nella ripresa il Lecce prova a reagire senza però concretizzare. La Roma cresce e, dopo i cambi, trova il raddoppio su calcio d’angolo con Dovbyk, che torna al gol dopo oltre due mesi. Nonostante qualche difficoltà e un nuovo stop fisico, i giallorossi portano a casa tre punti pesanti e chiudono l’andata a quota 36. Ora l’attenzione si sposta sul prossimo impegno all’Olimpico contro il Sassuolo, sabato 10 gennaio alle ore 18.
L’inverno sembra aver messo la Roma in letargo. Dopo la sosta di novembre, la squadra giallorossa ha rallentato in modo evidente il proprio cammino in campionato, conquistando appena nove punti sui ventuno disponibili. Un rendimento che ha avuto effetti immediati sulla classifica: il vantaggio accumulato sulle inseguitrici si è dissolto e, dopo la sconfitta di Bergamo, la Roma è stata raggiunta dalla Juventus al quarto posto. Il distacco dalle posizioni di vertice si è ampliato, anche perché Napoli e milanesi, con una partita da recuperare, rischiano di prendere il largo.
Il periodo negativo è segnato da numeri poco confortanti. Dopo la vittoria travolgente contro la Cremonese, che aveva portato la Roma momentaneamente da sola in testa, sono arrivate quattro sconfitte nelle successive sei partite. In casa, contro Como e Genoa, sono stati raccolti sei punti, mentre negli scontri diretti con Napoli e Juventus sono arrivate altre battute d’arresto pesanti, insieme al ko di Cagliari e all’ultimo stop con l’Atalanta. Le ambizioni iniziali sono state ridimensionate, anche se la squadra non era considerata una vera candidata allo scudetto.
Ora l’obiettivo è difendere il quarto posto in una lotta serrata con Juventus, Como e Bologna. A preoccupare maggiormente è però il dato offensivo: appena 20 gol in 18 giornate, numeri che non si vedevano da oltre trent’anni. Gasperini spera che il mercato possa dare una svolta a una fase che inizia a destare allarme.
La Roma si conferma la squadra più vincente della Serie A nell’anno solare 2025, avendo collezionato ben 26 successi in campionato in 37 partite giocate. Un percorso iniziato sotto la guida di Claudio Ranieri, subentrato a Ivan Juric nel novembre 2024, e proseguito da agosto con Gian Piero Gasperini in panchina. Un rendimento costante e di alto livello che certifica la crescita dei giallorossi nel corso dei mesi. Non si tratta, però, di un record assoluto nella storia del club: è soltanto la quarta volta che la Roma supera quota 25 vittorie in un anno solare nella massima serie. Era già accaduto nel 2006 e nel 2016, entrambi chiusi con 26 successi, e nel 2017, quando arrivò addirittura a 28.
La Roma dimostra ancora una volta di non fare sconti a nessuno, nemmeno a figure dal forte valore simbolico come Daniele De Rossi, trattato senza riguardi sul piano sportivo. Lo stesso atteggiamento spietato caratterizza Gian Piero Gasperini, che non mostra alcuna indulgenza neppure verso il “suo” Genoa, club che ha guidato per otto stagioni portandolo fino all’Europa. Il 3-1 inflitto ai rossoblù è netto e inequivocabile, una vittoria pienamente nello stile gasperiniano, fatta di intensità e concretezza offensiva. A segno vanno Soulé, Koné e Ferguson, protagonisti di una prova corale che riporta la Roma al quarto posto in classifica, davanti alla Juventus. Un successo che consente ai giallorossi di chiudere l’anno con serenità, guardando a un gennaio impegnativo ma decisivo per il futuro.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini (74′ Ghilardi), Ziolkowski, Hermoso; Celik, Cristante (74′ Pisilli), Koné, Wesley (85′ Rensch); Soulé (57′ El Shaarawy), Dybala; Ferguson (85′ Dovbyk). All. Gasperini.
La qualificazione della Roma alla Champions League è un tema che accompagna i tifosi giallorossi ormai dalla stagione 2017-2018, l’ultima in cui il club riuscì a staccare il biglietto per la competizione europea più prestigiosa. Da allora, il cammino è stato caratterizzato da occasioni mancate, rimonte incompiute e, soprattutto, da una continuità mai davvero trovata.
Analizzando i numeri dopo 16 giornate delle ultime stagioni, emerge un dato significativo. Nella stagione in corso la Roma ha raccolto 33 punti, con un margine minimo di un solo punto sulla quinta. Una situazione che riporta alla mente il 2020-2021, quando sotto la guida di Paulo Fonseca i giallorossi si trovarono esattamente con gli stessi punti ma con un vantaggio più rassicurante (+4). Quel campionato, però, fu segnato da un netto crollo nella seconda parte, culminato con un settimo posto finale e l’esclusione dalla Champions.
L’unico vero precedente positivo resta il 2017-2018: 35 punti dopo 16 giornate, una gara da recuperare e un vantaggio di tre punti sulla quinta, poi trasformato in un terzo posto finale con cinque lunghezze di margine. Le stagioni successive raccontano invece di distacchi pesanti o rincorse insufficienti, come nel 2021-2022 (-9 dall’Atalanta quarta) o nel 2023-2024 (-3 dal Bologna).
La storia recente insegna che partire bene non basta: per tornare in Champions, alla Roma serviranno solidità, continuità e la capacità di evitare quei cali che in passato sono costati carissimo. E, soprattutto, innesti per rinforzare l’attuale undici.
Uno dei profili piu’ interessanti del girone d’andata e che merita attenzione è Giovane Santana do Nascimento, attaccante brasiliano classe 2003 attualmente in forza al Hellas Verona.
In stagione ha collezionato quindici presenze, poco più di seicento minuti complessivi, con 3 gol e 4 assist, 24 tiri totali e 2,69 Expected Goals. Numeri che vanno letti nel contesto di una squadra che fatica a mantenere il possesso e a giocare stabilmente nella metà campo avversaria. Nonostante questo, Giovane riesce a incidere sul piano del ritmo: salta l’uomo con continuità, subisce falli, costringe spesso la difesa ad abbassarsi. I dati sui dribbling riusciti e sugli expected goals mostrano una crescita progressiva, segnale di un adattamento in corso al campionato italiano.
Ed è qui che entra in gioco il possibile incastro con la A.S. Roma di cui ultimamente rumoreggiano alcuni siti. In una Roma che spesso fatica a rompere le partite bloccate, Giovane rappresenterebbe una soluzione tattica chiara. Può agire da esterno offensivo in un tridente, ma anche da seconda punta alle spalle del centravanti, sfruttando gli spazi tra le linee. Non arriverebbe per essere un titolare immediato, ma come giocatore capace di cambiare inerzia a gara in corso, soprattutto contro difese stanche o chiuse.
Visti i risultati raggiunti dagli attaccanti giallorossi nella prima parte di stagione sarebbe ragionevolmente impossibile fare di peggio ed arriverebbe comunque come completamento di un reparto che aspetta “il puntero” capace di spostare l’asticella dei gol fatti notevolmente piu’ in alto di quanto fatto fino ad oggi.
Giovane non è il colpo da prima pagina. È una scommessa. Tu lo prenderesti?
Dopo sedici giornate di campionato, la Roma torna a fare i conti con un dato offensivo che riporta indietro di trent’anni. Era infatti dalla stagione 1993-1994 che i giallorossi non segnavano così poco: allora furono 15 reti, oggi sono 17. In quell’annata iniziava l’era Franco Sensi, con Carlo Mazzone in panchina e un giovanissimo Francesco Totti alle prime apparizioni. L’attacco contava su Balbo, Rizzitelli, Muzzi e Caniggia (che però vide molto poco il campo) e la squadra chiuse settima sfiorando la Coppa Uefa. In quelle prime sedici giornate Abel Balbo mise a segno 5 reti. Oggi, con Gasperini in panchina, il miglior marcatore è Soulè con 4 gol, simbolo di una Roma ancora in cerca di identità offensiva. E gennaio è alle porte.
Dopo la trasferta di Glasgow, per la Roma era fondamentale ripartire anche in campionato e dare un segnale di continuità. L’obiettivo era duplice: mantenere la Juventus a distanza, in vista dello scontro diretto di sabato prossimo, e restare agganciati al gruppo di testa composto da Inter, Milan e Napoli. Missione riuscita per la squadra di Gian Piero Gasperini, che grazie al successo per 1-0 contro il Como ritrova morale e punti preziosi. Il gol decisivo porta la firma di Wesley, alla terza rete stagionale dopo quelle contro Bologna e Cremonese, confermandosi ancora una volta determinante nei momenti chiave.
La sfida dell’Olimpico ha messo di fronte due squadre propense al pressing alto e alla riconquista immediata del pallone. In questa occasione è stata soprattutto la Roma a tentare di imporre il proprio ritmo, riuscendo a recuperare diversi palloni con Cristante, Soulé, Hermoso e Koné. Ai giallorossi, però, è spesso mancata lucidità nell’ultima scelta, con occasioni sprecate da Soulé, Ferguson e dallo stesso Wesley nel primo tempo. Il brasiliano si è però riscattato nella ripresa, finalizzando un assist di Soulé con un preciso diagonale. Tre punti che consentono alla Roma di restare competitiva e guardare con fiducia ai prossimi impegni.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso; Wesley, Cristante, Koné, Rensch; Soulé (82′ Bailey), Pellegrini (73′ El Shaarawy); Ferguson. All.: Gasperini.
COMO (4-2-3-1): Butez; Smolcic (79′ Van Der Brempt), Ramon, Kempf, Valle; Caqueret (65′ Posch), Da Cunha; Addai (65′ Rodriguez), Baturina (79′ Kuhn), Diao (37′ Douvikas); Nico Paz. All.: Fabregas.
La Roma torna a Glasgow per la seconda volta in un mese e questa volta lo fa da protagonista assoluta, mettendo da parte la piccola crisi mostrata in campionato. Contro il Celtic arriva una prestazione brillante, intensa e organizzata, che porta la firma evidente del lavoro di Gasperini. I giallorossi si avvicinano così alla zona alta del girone, portandosi a un solo punto dalle prime otto e affiancando lo Stoccarda, prossimo ostacolo europeo. Il match si sblocca dopo appena sei minuti: sul corner di Soulé, Scales interviene goffamente e spedisce il pallone nella propria porta nel tentativo di anticipare Mancini. Sostenuta da tremila tifosi rumorosissimi, la Roma continua a spingere e sfiora più volte il raddoppio, colpendo anche un palo con Ferguson. Proprio l’irlandese, spesso criticato, firma poi il 2-0 su assist preciso di Celik. La squadra di Gasperini domina sia sul piano tecnico sia su quello fisico e cala il tris grazie ancora a Ferguson, autore di un movimento da vero centravanti. Gli scozzesi avrebbero l’occasione per riaprire la gara nel finale di primo tempo con un rigore regalato dall’arbitro Kovacs, ma Engels colpisce il palo. Nella ripresa il copione non cambia: la Roma controlla, segna anche con Bailey ma il gol viene annullato per fuorigioco, confermando comunque la netta superiorità mostrata per tutti i 90 minuti.
Dalla stagione 2020-21, l’era Friedkin ha portato alla Roma investimenti, una nuova identità societaria e ambizioni europee sempre più chiare. Tuttavia, i risultati contro le principali rivali per un posto in Champions League rappresentano ancora un nodo irrisolto. Nei 52 scontri diretti disputati contro Inter, Milan, Juventus, Napoli e Atalanta – le squadre che quasi sempre chiudono davanti ai giallorossi in classifica – la Roma ha raccolto appena 7 vittorie. Un bilancio troppo povero per una squadra che punta costantemente ai primi quattro posti, e che inevitabilmente incide sulle classifiche finali.
Il problema è emerso con forza soprattutto nelle stagioni 2022-23 e 2023-24, quando altre pretendenti – prima la Lazio, poi il Bologna – sono riuscite a inserirsi stabilmente nelle zone alte della classifica. In entrambe le stagioni la Roma ha perso tutti gli scontri diretti con queste due squadre, finendo per pagare un prezzo pesante: la Lazio si è piazzata seconda, mentre il Bologna ha centrato un sorprendente quinto posto, strappando di fatto alla Roma una potenziale qualificazione in Champions.
Questi dati evidenziano un limite strutturale: la Roma spesso mostra solidità contro le squadre di medio-bassa classifica, ma fatica a mantenere la stessa efficacia quando il livello degli avversari si alza. Finché gli scontri diretti resteranno un tabù, il progetto giallorosso rischia di scontrarsi ciclicamente con lo stesso muro, indipendentemente da cambi di allenatore o singole stagioni positive.
La Roma fallisce uno scontro diretto fondamentale e perde terreno nella corsa scudetto, superata da un Napoli più cinico e meglio organizzato. La paura di sbilanciarsi ha frenato i giallorossi, che hanno prodotto pochissime occasioni da gol, fatta eccezione per un tentativo di Baldanzi nel recupero. Il match è stato deciso al 36’ dal gol di Neres, arrivato in contropiede dopo un intervento dubbio di Rrahmani su Koné, episodio che ha fatto discutere ma non cambia la sostanza: la Roma ha costruito poco e sofferto molto. Svilar ha salvato la squadra in due occasioni nel primo tempo, mentre i cambi di Baldanzi, Dybala e Bailey nella ripresa non hanno inciso. Al contrario, la formazione di Conte ha gestito con lucidità e, grazie alla vittoria, raggiunge il Milan in vetta. La Roma ora scivola al terzo posto, a un solo punto dalla coppia di testa ma con molte riflessioni da fare.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso; Celik, Cristante (62′ El Aynaoui), Koné, Wesley (82′ El Shaarawy); Soulé (62′ Dybala), Pellegrini (80′ Bailey); Ferguson (46′ Baldanzi). All. Gasperini.
NAPOLI (3-4-2-1): Milinkovic-Savic; Beukema, Rrahmani, Buongiorno; Di Lorenzo, Lobotka, McTominay, Olivera; Neres (85′ Lucca), Lang (69′ Politano); Hojlund (80′ Elmas). All. Conte.
La Roma conquista un’altra vittoria importante in Europa League superando il Midtjylland e rilanciando le proprie ambizioni nel girone. La gara si era subito messa in discesa grazie al gol di El Aynaoui dopo appena sette minuti, un tiro al volo splendido su cross preciso di Celik. Nonostante qualche momento di difficoltà, la squadra giallorossa ha mantenuto sempre il controllo della partita. L’unica nota stonata del primo tempo è stato l’infortunio di Koné, costretto a lasciare il campo per una forte contusione alla caviglia che lo rende in dubbio per la sfida contro il Napoli.
Nella ripresa la Roma ha sfiorato più volte il raddoppio con Soulè e Dybala, mentre Svilar è stato chiamato a intervenire su un’iniziativa di Franculino. Il gol della sicurezza è arrivato all’83’, quando l’asse Bailey–El Shaarawy ha confezionato il 2-0, aumentando a tredici il numero dei marcatori stagionali della squadra. Nel finale Paulinho ha accorciato le distanze, costringendo i giallorossi a un ultimo sforzo difensivo per difendere i tre punti.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ndicka, Ghilardi; Celik (78′ Tsimikas) Koné (27′ Cristante), El Aynaoui, Wesley; Soulè (61′ Ferguson); Pellegini (61′ El Shaarawy), Dybala (78′ Bailey). All.: Gasperini.
Sono passati 3.679 giorni dall’ultima volta in cui la Roma guardava tutti dall’alto, da sola, in cima alla classifica. Era il 28 ottobre 2015, stagione 2015-2016: la squadra di Rudi Garcia, con Francesco Totti ancora leader carismatico, volava dopo dieci giornate a quota 23 punti, inseguita a due lunghezze da Inter, Napoli e Fiorentina. Un’illusione breve: la settimana successiva, a San Siro, arrivò la sconfitta per 0-1 contro l’Inter di Mancini, che segnò l’inizio della fine del sogno giallorosso. Da quel momento, la Roma non riuscì più a riprendersi la vetta e pochi mesi dopo Garcia venne esonerato.
Oggi, dieci anni più tardi, la storia sembra essersi finalmente rimessa in moto. La Roma è di nuovo prima in classifica da sola, con due punti di vantaggio su Napoli e Milan, trascinata da un gruppo compatto e da un entusiasmo che nella Capitale non si respirava da tempo. Il calendario adesso offre un crocevia affascinante e carico di significati: domenica c’è Roma-Napoli, una sfida che può dire molto sulle ambizioni scudetto dei giallorossi.
Per i tifosi romanisti, abituati a sofferenza e attese infinite, questi numeri hanno il sapore di un déjà vu che sperano abbia un finale diverso. Dopo 3.679 giorni, la vetta ritrovata non è solo una statistica: è una promessa, un orizzonte che torna possibile.
La Roma continua la sua corsa e vince anche a Cremona con un convincente 3-1, conquistando la vetta solitaria della classifica. Dopo dodici giornate qualcuno parla ancora di coincidenze, ma Gasperini sorride: la squadra lo segue con entusiasmo assoluto, compatta e ambiziosa. Il momento giallorosso ha il sapore di un sogno collettivo, alimentato soprattutto da Soulé, che continua a segnare e a sorprendere, al punto da meritare forse l’attenzione del ct Scaloni. Ranieri lo ha plasmato, ma è Gasp a rifinire l’opera, dimostrando che questo percorso non è frutto del caso, bensì di lavoro e idee chiare. A Cremona, tremila tifosi hanno salutato la vittoria intonando cori da scudetto: in fondo, sognare è ancora gratis.
Dopo undici giornate di campionato, la Roma si trova in testa alla classifica, a pari merito con l’Inter, con 24 punti. Si tratta di un traguardo significativo: nelle ultime tredici stagioni, a partire dal campionato 2013-2014, la squadra giallorossa era riuscita a raggiungere questa quota solo in tre occasioni. Nel 2013-14, infatti, la Roma aveva collezionato ben 31 punti, guidando la classifica con tre lunghezze di vantaggio sulla Juventus, che poi avrebbe vinto lo scudetto, mentre i giallorossi chiusero al secondo posto. L’anno successivo, nel 2014-15, i punti erano 25, con la Roma nuovamente seconda dietro ai bianconeri, posizione mantenuta fino a fine stagione. L’ultima volta era accaduto nel 2017-2018, quando la squadra di Di Francesco aveva 24 punti, ma con una partita da recuperare (che poi pareggiò). In quell’annata la Roma occupava il quinto posto, a sette punti dalla vetta, e concluse il campionato terza, conquistando l’accesso alla Champions League. Dunque, ogni volta che la Roma ha raggiunto almeno 24 punti dopo 11 giornate, ha sempre terminato la stagione tra le prime tre, ottenendo la qualificazione alla coppa più importante.
La vittoria ottenuta contro l’Udinese, unita ai passi falsi di Napoli e Milan, consolida la crescita della Roma, ora capolista con l’Inter nonostante i numerosi infortuni e la fatica accumulata dopo l’impegno di coppa di giovedì. I giallorossi hanno mostrato grande solidità e intensità, dominando per oltre un’ora e conquistando tre punti preziosissimi. Il match si è aperto e chiuso tra i fischi all’ex Zaniolo, ma in mezzo c’è stata tanta Roma: prima Celik ha sfiorato il gol di testa, poi Cristante ha colpito il palo. Il vantaggio è arrivato su rigore, trasformato impeccabilmente da Pellegrini dopo un fallo di mano di Kamara. Dovbyk ha lasciato il campo per un problema all’anca, sostituito da Baldanzi, autore di buone giocate. Nella ripresa la squadra di Gasperini ha raddoppiato con una splendida azione corale conclusa da Celik, mentre nel finale Svilar ha blindato il risultato con due grandi parate su Zaniolo e Bayo, regalando alla Roma una vittoria fondamentale e il primato in classifica.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso; Celik (90′ Ziolkowski), Cristante, Koné, Wesley (90′ Ghilardi); Soulé (74′ El Shaarawy), Pellegrini (74′ El Aynaoui); Dovbyk (43′ Baldanzi). All.. Gasperini.
La Roma torna a sorridere in Europa con una vittoria convincente sul campo dei Rangers di Glasgow. Dopo le sconfitte contro Lille e Viktoria Plzen, la squadra ritrova equilibrio e solidità, vincendo 2-0 e riportando serenità in classifica. I gol di Soulé e Pellegrini, entrambi nel primo tempo, hanno chiuso rapidamente la partita, gestita poi con attenzione e intensità. I Rangers, apparsi inferiori, non hanno mai impensierito la difesa giallorossa. Gasperini può dirsi soddisfatto per la prova corale e per i segnali positivi arrivati anche da Dovbyk, ancora in cerca della forma migliore.
Nelle prime dieci giornate del campionato 2025-2026, la Roma di Gasperini ha realizzato 11 gol, di cui soltanto 6 arrivati dagli attaccanti e appena 2 dai centrocampisti. Numeri che confermano una certa difficoltà offensiva, ma non rappresentano la peggior partenza giallorossa degli ultimi cinque anni. Basti pensare che nella stagione 2024-2025, con De Rossi e poi Juric in panchina, la squadra aveva segnato 10 reti in 10 giornate, mentre l’era Mourinho aveva mostrato picchi ben diversi: 18 gol nel 2021-2022 (ma con soli 3 degli attaccanti), 13 nel 2022-2023 e addirittura 20 nel 2023-2024.
L’incidenza degli attaccanti è dunque altalenante, ma il vero dato sorprendente riguarda i centrocampisti: sotto Gasperini, solo 2 gol da quella zona di campo, un crollo rispetto alle stagioni di Mourinho, quando spesso erano proprio loro a trascinare la squadra (fino a 12 reti nel 2021-2022). Manca quel centrocampista alla Veretout, alla Mkhitaryan, che avevano il gol nelle corde. Manca soprattutto l’apporto che dava Lorenzo Pellegrini con le sue reti, ormai solo un lontano ricordo.
2025-2026: 11 gol fatti in 10 giornate di cui 6 da attaccanti, 2 da centrocampisti.
2024-2025: 10 gol fatti in 10 giornate di cui 7 da attaccanti, 3 da centrocampisti.
2023-2024: 20 gol fatti in 10 giornate di cui 11 da attaccanti, 6 da centrocampisti.
2022-2023: 13 gol fatti in 10 giornate di cui 7 da attaccanti, 2 da centrocampisti.
2021-2022: 18 gol fatti in 10 giornate di cui 3 da attaccanti, 12 da centrocampisti.
La Roma continua a mostrare una difficoltà nel ribaltare i risultati quando va in svantaggio. In questa stagione la squadra giallorossa è riuscita a rimontare soltanto in un’occasione: nella sfida contro la Fiorentina, terminata 1-2. In quell’occasione, dopo essere andata sotto 1-0 al 14’, la Roma ha reagito con carattere, ribaltando il punteggio nel giro di sedici minuti. Tuttavia, questo resta un episodio isolato. In tutte le altre partite in cui i capitolini sono passati in svantaggio — Roma-Torino 0-1, Roma-Lille 0-1, Roma-Inter 0-1, Roma-Viktoria Plzen 1-2 e Milan-Roma 1-0 — la squadra non è mai riuscita a recuperare. Un dato che evidenzia una fragilità da risolvere per poter competere ai massimi livelli.
Una notte da dimenticare per la Roma, che a San Siro perde tutto: la vetta della classifica, Paulo Dybala e una partita dominata per lunghi tratti ma sfuggita di mano. Gli uomini di Gasperini avevano iniziato con intensità, pressando alto e impedendo al Milan di costruire gioco per oltre mezz’ora. Le occasioni non sono mancate — Cristante, Ndicka, El Ayanoui e lo stesso Dybala hanno avuto più volte il gol tra i piedi — ma la precisione è stata il vero nemico. E, come recita la “dura legge del gol”, al primo affondo utile i rossoneri hanno colpito: Leao ha servito Pavlovic, che ha portato avanti i padroni di casa.
Nella ripresa il Milan ha preso campo e solo le parate di Svilar hanno evitato un passivo più pesante. La Roma ha avuto l’occasione di pareggiare dal dischetto, ma Dybala ha fallito, fermato da un Maignan in serata di grazia. Per l’argentino, mai errore simile in giallorosso, anche un infortunio muscolare che rischia di tenerlo fuori fino alla sosta. Una serata amara, segnata da rimpianti e da un attacco ancora troppo sterile per sostenere le ambizioni di vertice.
La crescita della Roma tra la stagione 2024-2025 e quella 2025-2026 è testimoniata da numeri che parlano da soli. Nello scorso campionato, infatti, la squadra giallorossa raggiunse le sette vittorie soltanto alla ventunesima giornata, cioè alla seconda del girone di ritorno, segno di un cammino altalenante e di una partenza difficile. Sul fronte dei punti, la Roma superò quota 21 soltanto nell’ultima gara del girone d’andata, il derby vinto 2-0 contro la Lazio, simbolo di una rinascita tardiva. Nella stagione in corso, invece, la Roma ha già raggiunto le sette vittorie e i 21 punti alla nona giornata, mostrando una continuità e una solidità mai viste nell’anno precedente. Un progresso evidente che conferma la crescita tecnica, mentale e tattica della squadra, oggi più consapevole e competitiva.
La Roma torna a vincere e lo fa con una prova di carattere contro il Parma, riscattando le recenti delusioni all’Olimpico, dove mancava il successo da oltre un mese. Protagonista della serata è stato Dovbyk, autore di una prodezza da vero centravanti: controllo perfetto e girata di sinistro che ha blindato la vittoria giallorossa e riportato la squadra al primo posto, alle spalle del Napoli.
Il match si era sbloccato grazie al gol di Hermoso, favorito da una scivolata di Suzuki, ma decisivo è stato anche Svilar, che con una parata spettacolare sul tiro di Sorensen ha mantenuto intatto il vantaggio. Gasperini, costretto dopo soli 90 secondi a sostituire Ferguson per infortunio, ha provato nella ripresa la “formula Sassuolo”, avanzando Cristante sulla trequarti e affidandosi alla guida di Dybala. Il successo, meritato per intensità e lucidità, cancella l’incubo casalingo e rilancia la Roma nella corsa al vertice.
La Roma torna alla vittoria grazie a Dybala che torna al gol, dopo un digiuno di quasi nove mesi in Serie A. Con la vittoria sul campo del Sassuolo, i giallorossirispondono al Napoli e si prendono la vetta della classifica in coabitazione con gli azzurri.
La Roma incassa la seconda sconfitta all’Olimpico, battuta per 1-0 dall’Inter nella settima giornata di Serie A. A decidere il match è il gol di Bonny nei primi minuti, che approfitta di un’incertezza difensiva e batte Svilar con freddezza. L’ex Parma si conferma glaciale sotto porta, al contrario di Dovbyk, protagonista in negativo nella ripresa: l’attaccante ucraino spreca clamorosamente la palla del possibile pareggio, fallendo a porta vuota la più grande occasione romanista. Gasperini sceglie Dybala come falso nove, ma l’argentino non incide e conferma le difficoltà nel ruolo. Per la Roma è la terza sconfitta interna stagionale, dopo quelle con Torino e Lille.
La Roma va alla sosta per le nazionali con il primato in classifica, condiviso con il Napoli, e una crescente consapevolezza della propria solidità. Pur in un contesto di rivoluzione tecnica non ancora completata e con un gioco che non sempre brilla, la squadra di Gasperini continua a raccogliere risultati pesanti. Lo stesso allenatore ha ammesso che la sua Roma non gode ancora di piena credibilità, ma i numeri parlano chiaro: quattro vittorie in altrettante trasferte e la prima rimonta stagionale dopo essere andata sotto. A Firenze, infatti, il gol iniziale di Kean non ha abbattuto i giallorossi, capaci di reagire con la classe di Soulé e l’incornata vincente di Cristante. La Fiorentina, in piena crisi, ha sprecato tanto colpendo due pali e fallendo occasioni clamorose, mentre la Roma ha mostrato maturità e concretezza, sorretta dall’ottima prova della coppia Koné-Cristante. Nel finale, Gasperini ha potuto inserire un Dybala ispirato, segnale incoraggiante in vista della ripresa del campionato.
FIORENTINA (3-5-2): De Gea; Pongracic, Pablo Mari (74’Comuzzo), Ranieri; Dodô (81′ Fortini), Mandragora (74’Dzeko), Nicolussi Caviglia, Fazzini (67’Ndour), Gosens; Gudmundsson (46′ Piccoli), Kean. All.: Pioli
All’Olimpico la Roma vive una serata amara in Europa come non accadeva da tempo. Dopo l’entusiasmante successo a Nizza, i giallorossi si arrendono al Lille e restano fermi in classifica nella fase campionato del torneo. La partita si decide già al 6’ con il gol di Haraldsson, ma a pesare sono soprattutto i tre rigori falliti: due da Dovbyk e uno da Soulé. Un’incredibile sequenza che condanna la squadra al primo ko casalingo europeo dopo 17 mesi, l’ultimo datato 2 maggio 2024 contro il Bayer Leverkusen in semifinale.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Celik, Hermoso (56′ Mancini), Ndicka; Wesley, El Aynaoui, Cristante (70′ Koné), Tsimikas (46′ Rensch); Soulé, Pellegrini (56′ El Shaarawy); Ferguson (78′ Dovbyk). All. Gasperini.
La Roma continua la propria corsa e, davanti al pubblico dell’Olimpico, supera il Verona conquistando la quarta vittoria nelle ultime cinque gare di campionato. Considerando anche i tre punti ottenuti a Nizza in Europa, il bilancio sale a cinque successi che proiettano la squadra di Gasperini in vetta alla classifica, a pari merito con Napoli e Milan. Dopo lo stop contro il Torino, i giallorossi hanno reagito con determinazione: prima vincendo il derby, poi imponendosi ieri in una sfida tutt’altro che semplice. Il Verona ha infatti creato diverse occasioni, mancando però di precisione sotto porta. La Roma, al contrario, ha dimostrato solidità, capacità di soffrire e cinismo nel colpire al momento opportuno. All’Olimpico è stato il giorno degli attaccanti: Dovbyk è tornato al gol dopo quattro mesi alla prima da titolare, mentre Soulé ha trovato la sua prima rete in casa. Ma i riflettori si sono accesi anche su Svilar, protagonista di almeno due parate decisive e giustamente elogiato da Gasperini nel post partita.
La Roma di Gasperini inaugura l’avventura europea con un successo prezioso e convincente. Dopo la grande festa per la vittoria nel derby, i giallorossi hanno centrato un altro risultato positivo, imponendosi per 2-1 a Nizza nel debutto di Europa League sulla Costa Azzurra. Nel primo tempo la squadra ha gestito il possesso senza correre particolari rischi, con l’unico episodio degno di nota rappresentato dal gol annullato a Mancini. La svolta è arrivata nella ripresa, grazie all’ingresso di Lorenzo Pellegrini, di nuovo con la fascia di capitano al braccio. L’1-0 lo ha firmato N’Dicka con un preciso colpo di testa, mentre il raddoppio porta la firma dello stesso Mancini dopo un’azione in ripartenza con assist di Tsimikas. Nel finale un rigore trasformato da Moffi, dopo un ingenuo fallo di Pisilli, ha riacceso le speranze francesi, ma Svilar e compagni hanno difeso con carattere i tre punti.
NIZZA (3-4-2-1): Diouf; Mendy, Bah, Dante; Louchet, Boudaoui (62′ Clauss), Vanhoutte, Bard (80′ Abdi); Sanson (62′ Diop), Boga (80′ Cho); Kevin Carlos (63′ Moffi). All. Haise.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Celik, Mancini, Ndicka; Rensch (82′ Hermoso), Koné (69′ Cristante), El Aynaoui, Tsimikas; Soulé (69′ Pisilli), El Shaarawy (46′ Pellegrini); Dovbyk (69′ Ferguson). All. Gasperini.
Il derby della Capitale non ha offerto grande spettacolo tecnico, ma ha regalato emozioni intense e momenti destinati a restare nella memoria dei tifosi. Allo Stadio Olimpico, sotto un caldo soffocante che ha toccato i 30 gradi, Lazio e Roma si sono affrontate con grinta, pur senza esprimere il loro miglior calcio. A decidere la sfida è stato Lorenzo Pellegrini al 38’ del primo tempo: l’ex capitano giallorosso, accolto con uno striscione di sostegno dalla Curva Sud nonostante i rumors di mercato estivi, ha trovato la rete con un destro preciso sotto la curva opposta. Dopo il gol, l’abbraccio dei compagni e le lacrime liberatorie hanno reso ancora più simbolica la sua prodezza.
La Lazio ha reagito soprattutto con l’ingresso di Danilo Cataldi, subentrato nella ripresa. Il centrocampista biancoceleste ha dato ordine alla manovra, sfiorando il pareggio prima con un assist non sfruttato da Dia e poi con un tiro a giro stampatosi sul palo nei minuti finali. Nel finale concitato non sono mancate tensioni: l’arbitro Sozza, dopo un match inizialmente tranquillo, ha estratto cartellini gialli e rossi, lasciando la Lazio in dieci uomini per le espulsioni di Belahyane e Guendouzi cacciato dopo il triplice fischio. La classifica racconta due stati d’animo opposti: Roma a quota 9 punti, in crescita, e Lazio ferma a 3 dopo quattro giornate, già chiamata a rincorrere.
Il Torino conquista una vittoria meritata all’Olimpico, guidato da un Simeone incontenibile e da un grande secondo tempo. La Roma di Gasperini, spenta e prevedibile, inciampa dopo due successi consecutivi a una settimana dal derby. Baroni imbriglia tatticamente i giallorossi e firma un colpo storico. Dopo il gol del “Cholito”, il Toro sfiora il raddoppio con Aboukhlal e Vlasic, fermati solo da uno Svilar provvidenziale.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Hermoso (79′ El Shaarawy), Mancini, Ndicka; Wesley, Koné, Cristante (65′ Pisilli), Angelino (79′ Celik); Soulé, El Aynaoui (46′ Baldanzi); Dybala (46′ Ferguson). All. Gasperini.
Altra vittoria per la Roma di Gasperini. I giallorossi vincono 1-0 a Pisa nella seconda giornata di Serie A e servono il bis dopo il successo alla prima, in casa, contro il Bologna, sempre per 1-0. A decidere la sfida un gol di Soulè nella ripresa, al quale è stato anche annullato un secondo gol con i giallorossi che momentaneamente salgono a 6 punti in vetta alla classifica con Napoli, Juventus e Cremonese.
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