Roma, solo coincidenze? Senza cavalcate europee è arrivata la Champions

Per cinque stagioni la Roma ha inseguito il sogno europeo, costruendo il proprio percorso internazionale con continuità e risultati che mancavano da tempo. Semifinale di Europa League, vittoria della Conference League, finale di Europa League, un’altra semifinale continentale. Un cammino che ha ridato prestigio internazionale al club e restituito entusiasmo a una piazza che da troppo tempo attendeva notti europee da protagonista.

Eppure, dietro la crescita europea, i numeri raccontano una verità scomoda: ogni volta che la Roma ha “scelto” di puntare forte sulle coppe, ha finito per pagare dazio in campionato, mancando sistematicamente l’obiettivo più importante, quello della qualificazione alla Champions League.

La sequenza è evidente.

Nella stagione 2020-21, con la cavalcata fino alla semifinale di Europa League, la Roma chiude settima, addirittura a 16 punti dal quarto posto. Nel 2021-22 arriva il trionfo in Conference League, il primo trofeo europeo della storia romanista. Ma in Serie A la squadra si ferma al sesto posto, a 7 punti dalla zona Champions. Il copione si ripete nel 2022-23: finale di Europa League, altra straordinaria avventura internazionale, ma ancora sesto posto e altri 7 punti di distanza dal quarto. Poi il 2023-24: semifinale di Europa League e, ancora una volta, sesto posto. Il gap si ridusse a 5 punti, ma la sostanza non cambiò.

Quattro stagioni consecutive con la Roma competitiva in Europa e mai realmente dentro la corsa Champions fino in fondo. Il doppio impegno, le energie fisiche e mentali drenate dalle coppe, la necessità di ruotare poco nei momenti decisivi: tutto ha contribuito a creare un cortocircuito tecnico e strategico.

La svolta arriva proprio quando il percorso europeo si accorcia.

Nel 2024-25 la Roma si ferma agli ottavi di Europa League. Una delusione apparente, ma in campionato arriva un quinto posto a un solo punto dal quarto. Per la prima volta il club resta davvero agganciato alla zona Champions fino all’ultima curva.

E poi il dato definitivo: 2025-26. Ancora eliminazione agli ottavi europei. Ancora meno dispersione di energie sul fronte continentale. Risultato? Terzo posto in campionato e ritorno tra le prime quattro.

La coincidenza è troppo netta per essere ignorata.

Le uniche due stagioni in cui la Roma non è andata oltre gli ottavi di finale nelle coppe sono state anche le uniche due in cui ha davvero lottato per la Champions: nel primo caso mancata per un solo punto, nel secondo centrata con largo anticipo grazie al terzo posto.

Il messaggio che arriva dai numeri è chiaro: negli ultimi anni la Roma ha dovuto scegliere, più o meno consapevolmente, tra essere protagonista in Europa o costruire una stagione da vertice in campionato.

Le cavalcate continentali hanno regalato emozioni, prestigio e persino un trofeo storico. Ma hanno avuto un costo altissimo in termini di continuità domestica.

Quest’anno, rinunciando presto al sogno europeo, la Roma ha finalmente ritrovato la lucidità e la continuità necessarie per conquistare la Champions. La domanda per il futuro è inevitabile: per competere davvero su entrambi i fronti servirà una rosa più profonda e strutturata.

Perché i numeri degli ultimi sei anni raccontano una verità precisa: fin qui, per la Roma, Europa lunga e Champions sono state quasi sempre due obiettivi incompatibili.

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