Dino Viola e quell’assegno da un miliardo

Anche se non era nato nella Capitale, Dino Viola nutriva un amore autentico e profondo per la Roma, spesso più intenso di quello di tanti romani. Prima di diventarne presidente nel 1979, l’Ingegnere aveva già maturato una lunga esperienza all’interno del Consiglio direttivo del club, vivendo da vicino anni complessi e turbolenti.

Tra gli anni Sessanta e Settanta, infatti, la società giallorossa attraversò un periodo segnato da gravi difficoltà economiche, con bilanci in sofferenza e poche certezze sul futuro. Alla fine del 1977 iniziò a circolare con insistenza la voce che il presidente Gaetano Anzalone fosse intenzionato a lasciare l’incarico, anche a causa di un pesante disavanzo: quattro miliardi di lire, una cifra enorme per l’epoca.

Fu convocato in tutta fretta un Consiglio direttivo per cercare una via d’uscita, ma dopo un lungo confronto non emerse alcuna soluzione concreta. A quel punto Viola intervenne con il pragmatismo che lo contraddistingueva: propose ai presenti di contribuire personalmente per risanare i conti. Alla domanda su cosa intendesse, rispose senza esitazione: un miliardo a testa. E, per dare l’esempio, posò sul tavolo un assegno già compilato.

Quel gesto lasciò intuire che la sua decisione di assumere la guida della Roma fosse ormai maturata. Due anni più tardi, nel 1979, sarebbe diventato presidente, aprendo una nuova fase nella storia del club.

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