Dino Viola, il “presidente eterno” della Roma: la conferenza, il malore e l’ultimo addio

Nel dicembre del 1990, Dino Viola, decide di affrontare pubblicamente tutte le tensioni accumulate alla guida del club. Convoca sette giornalisti di diverse testate e dà vita a una conferenza stampa destinata a entrare nella storia per la sua durata eccezionale: oltre sette ore di dichiarazioni, analisi e sfoghi.

In quell’occasione Viola sembra consapevole di essere vicino a una svolta personale e societaria. Il suo intervento assume i toni di un vero e proprio testamento sportivo e umano. Il presidente annuncia la volontà di restare ancora alla guida della società, spiegando che l’amico Giuseppe Ciarrapico non si sente pronto a subentrare. Ripercorre inoltre alcune delle vicende più controverse della sua gestione, come i casi “Lipopil” e “Dundee”, episodi che avevano segnato la sua presidenza tra difficoltà sportive e gestionali.

Non mancano poi le polemiche, con attacchi diretti alla “Vecchia Signora” e all’allora dirigente Franco Carraro, criticato per la mancata autorizzazione alla costruzione di un nuovo stadio. Parole che restituiscono tutta la tensione di un presidente combattivo, ma anche provato da anni di battaglie dentro e fuori dal campo.

Pochi giorni dopo, il 28 dicembre, durante un soggiorno a Cortina per motivi di salute, Viola accusa un grave malore. Viene ricoverato e sottoposto a un intervento d’urgenza. Le sue condizioni peggiorano fino al decesso, avvenuto il 19 gennaio. La notizia sconvolge il mondo giallorosso e lascia un vuoto profondo nella tifoseria.

Il giorno successivo, allo Stadio Olimpico, la Roma scende in campo contro il Pisa in un clima di forte commozione. La squadra, ancora sotto shock, perde 2-0. Il capitano Giuseppe Giannini rende omaggio al presidente con un mazzo di fiori deposto sul seggiolino a lui riservato.

Anche la Curva Sud partecipa al lutto con uno striscione dei Fedayn che recita: “Roma, dai sette colli, tramanderà la storia di un uomo che, da solo, le ha dato tanta gloria. Ci hai lasciato un vuoto incolmabile. Addio caro presidente”. Dopo la sua scomparsa, la guida della società viene temporaneamente assunta dalla moglie Flora Viola, prima donna a ricoprire la carica di presidente nella storia del club.

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