Il 29 luglio 1969 un ragazzo di appena quattordici anni, cresciuto nel quartiere romano di Tor Marancia, si presentò al campo di allenamento delle Tre Fontane per sostenere un provino con la AS Roma. Quel ragazzo si chiamava Agostino Di Bartolomei e, sotto lo sguardo attento dell’allenatore Helenio Herrera, riuscì subito a distinguersi tra decine di coetanei.
Non era solo una questione di talento naturale: Di Bartolomei mostrava una maturità tattica sorprendente per la sua età, un’intelligenza calcistica fuori dal comune e soprattutto un tiro potente e preciso che colpì immediatamente gli osservatori giallorossi. La decisione fu rapida: la Roma lo mise sotto contratto praticamente subito.
Il giorno successivo arrivò anche il primo assaggio di notorietà. Il quotidiano Corriere dello Sport pubblicò in prima pagina la foto del giovane Agostino, sotto il titolo principale dedicato all’esclusione di Felice Gimondi dai Mondiali di ciclismo. Per la famiglia Di Bartolomei fu un momento indimenticabile: vedere il volto del figlio su un giornale nazionale rappresentava già una piccola consacrazione.
Il titolo dell’articolo dedicato al settore giovanile romanista recitava: “«”Potenziato il vivaio giallorosso – Tra questi nomi il futuro Landini”. Tra i 42 ragazzi messi sotto contratto, Di Bartolomei era uno dei più giovani, nato nel 1955. La descrizione che ne fece il giornale fu profetica: “Della lunga fila degli acquisti alcuni meritano senza dubbio una citazione. Primo fra tutti Agostino Di Bartolomei (1955), mediano proveniente dal N.A.G.C. OMI. Un ragazzo che è già più di una promessa. Mediano moderno, tecnicamente perfetto, è dotato di una grande intelligenza. Di lui, ha detto Herrera, si sentirà ben presto parlare”.
Il “Mago” aveva visto giusto. Di quel ragazzo, infatti, il calcio italiano avrebbe parlato a lungo.